[4 Chiacchiere con Cineclan]…ovvero…Eravamo 4 amici al bar: intervista alla ZEN .movie

Quando ho iniziato a scrivere questo blog non avevo ben chiaro cosa volessi che diventasse. L’unica cosa che sapevo è che non volevo fosse solo mio. Volevo fosse qualcosa di più, qualcosa di meglio. Un totale che è più della mera somma degli addendi. Sì, ci sono io con il mio mondo personale fatto per il 90% di fangirlismo e il 10% di acqua (perché di sete si può morire, sapevatelo!), ma il 90% del mio mondo di fan girl è fatto per il 99% di un grande amore, quello per il cinema, ma non solo di quello che guardo, ma soprattutto di quello che ho deciso di vivere tanto tempo fa. Il cinema che si fa quotidianamente, quello che in Italia si chiama “cinema indipendente”, quello che fanno le migliaia di persone di cui non parlano i tg, quello che vive tutti i giorni le sofferenze di una crisi che non è solo economica, ma soprattutto culturale. Insomma, il cinema che mi piace fare…quando me lo lasciano fare!
E’ con questo spirito che è nata l’idea di “4 Chiacchiere con Cineclan”, una rubrica che inauguriamo oggi e che ci accompagnerà settimanalmente per i prossimi mesi: una serie di interviste a colleghi e amici di Cineclan che il cinema lo fanno e anche bene! Visto quanto siamo modesti?!

“4 Chiacchiere con Cineclan” inizia la sua avventura con un’intervista particolare. Siamo riusciti a beccare (e con non poche difficoltà) 3 dei 5 soci della ZEN .movie. Non sapete cos’è la ZEN .movie? Male, molto male, amicici! Perché la ZEN è da tenere d’occhio, anche solo per la qualità delle loro produzioni che in meno di 3 anni hanno raccolto centinaia di premi in giro per il globo! A proposito, notizia dell’ultimo minuto: hanno appena vinto il premio come Miglior Cortometraggio al Parma Film Festival con Carlo e Clara! Ve l’ho detto che sono da tenere d’occhio, no?!

La leggenda dice che la ZEN .movie nasce in una calda giornata di agosto del 2010 ad opera di 3 personaggi alquanto bislacchi. Avevano però un obiettivo: realizzare l’opera prima di un promettente regista pugliese. Quello che venne fuori ha un titolo profetico, Amor Taciuto. Il resto è storia: acqua ne è passata sotto i ponti, alcuni soci sono cambiati, ma ora la ZEN .movie è Giulio Mastromauro, regista, produttore e sommo presidente; Nicoletta Cataldo, la produzione (quella con la P maiuscola); Dario Di Mella, direttore della fotografia, signore della luce; Rosa Santoro, colei che conferisce ordine al caos, montatrice al servizio del reale; e Roberto Urbani, regista crepuscolare (come i suoi western) ma detto “il nazista” quando lavora come aiuto regista.

Andiamo a cominciare! Con noi ci sono Giulio, Nicoletta e Rosa. Dite “Ciao”, ragazzi! Vi stanno salutando, voi non li vedete, ma sono dei ragazzi educati. Con loro parleremo soprattutto di uno degli ultimi progetti della ZEN, quello che li ha visti attraversare l’oceano per approdare a New York. Ma bando alle chiacchiere! Iniziamo con le presentazioni! Ognuno di voi presenti gli altri soci ZEN con una frase.

IMG_20130706_181410IMG_20130706_222230 IMG_20130706_222414Nicoletta: Roberto, estremamente preciso e attento; Dario, affidabile e passionale; Rosa, essenziale e saggia; Giulio, sensibile e sognatore.

Giulio: Nicoletta è il “braccio violento” della compagnia. Da bravo produttore è idealista, sensibile e ostinata. In una parola sola: insostituibile. Sapere di avere in squadra Roberto mi solleva perché, a livello professionale, è il socio perfetto: serio, affidabile, leale. Un adorabile pignolo. Rosa ha la personalità da presidente onorario. E’ saggia, preziosa, laconica. E, per quanto mi riguarda, sarà la montatrice di Mastromauro di qui all’eternità. Dario è l’amico su cui puoi contare, sempre. Determinato, roccioso e protettivo.

Rosa: Giulio, Il sognare che fa bene. Dario, una roccia su cui fare affidamento. Roberto, sensibilità e tenerezza mascherate da precisione. Nicoletta, regina delle pubbliche relazioni e problem solving h24.

–          Il curriculum ZEN si presenta da solo, ma cos’è la ZEN per voi? (e non copiate!)

Nicoletta: Zen .movie è una factory produttiva dove, attorno a 5 soci, si raccolgono collaborazioni, idee, progetti e proposte creative. E’ una filosofia di vita applicata al lavoro, è amicizia, onestà e trasparenza, rispetto del lavoro, passione.

Giulio: La ZEN è un posto sicuro, una terapia di gruppo. E’ passato presente e futuro. E’ la sveglia del mattino, l’ultimo pensiero lavorativo prima di andare a letto. E’ il litigio che sfocia nel sorriso. E’ ascolto, gioia, attaccamento, risate, prospettive.

Rosa: Zen è l’unione che fa la forza. Una famiglia. E’ il luogo dove le idee sono diventate realtà e in cui ognuno riesce ad esprimere la propria creatività senza imposizioni, pressioni, per il puro piacere di farlo e di credere in ciò che si sta facendo.

–          E ora parliamo nello specifico di Paru Paru, il documentario che vi ha portati negli USA nel settembre scorso. L’avete realizzato in collaborazione con Kalibotan Onlus. Cos’è Kalibotan? Come siete entrati in contatto con loro?

Nicoletta: Kalibotan è un’associazione Onlus nata in Italia nell’agosto 2012. Fondata da un gruppo di studenti provenienti da diverse parti del mondo, conosciutisi alla sede romana della St. John University. L’associazione si prefigge l’obiettivo di portare avanti progetti volti ad aiutare bambini, giovani, uomini e donne che hanno poche opportunità dalla vita, per il luogo dove vivono o per la loro condizione sociale. Kalibotan vuole aiutare loro. La fondatrice dell’Associazione, Dia Ates, è una mia cara amica dal 2008. Sapeva bene qual è il mio lavoro e quando ha messo su il suo primo progetto, Paru Paru, mi ha chiesto di ideare un documentario ad hoc che raccontasse lo spirito delle iniziative Kalibotan. E così, ho coinvolto la ZEN. Giulio ha subito accettato la regia di questo lavoro, pur consapevole che sarebbe stato duro, soprattutto per il fatto che è girato in lingua inglese. Quando, però, mi ha inviato la sua idea di sinossi e il filo rosso del documentario, ho pensato che dovevamo farlo.

–          Qual è stata la spinta che vi ha convinti ad accettare di collaborare con loro?

Nicoletta: Paru Paru (che significa ‘farfalla’ in filippino) è un progetto che ha l’obiettivo di unire e connettere tra loro diverse professionalità provenienti da tutto il mondo: stilisti, artisti, designer, registi, organizzatori, sarti, giovani modelle, manager, investitori. Paru Paru è la prova di come, insieme e dal nulla, sia possibile creare. Il progetto ideato da Dia Ates è organizzare eventi di beneficenza per raccogliere fondi e sostenere altre associazioni umanitarie del sud del mondo a continuare il loro lavoro di aiuto in quei luoghi – Sud Africa, Sud America. Gli eventi di beneficenza sono sfilate di moda tra l’Europa, l’America e le Filippine. E’ stato stimolante ritrovarsi a collaborare con professionisti tuoi coetanei in un contesto nuovo, internazionale, con regole e principi altri. ZEN .movie è partita da qui con l’obiettivo di capire ed interrogarsi su quanto oggi, nell’era della digitalizzazione e dell’individualismo sociale, sia ancora così importante ‘be connected’ gli uni con gli altri. E’ stata soprattutto l’occasione per ri-pensare al concetto di ‘stare insieme’. E, nella stessa natura del progetto, abbiamo intravisto l’opportunità di lavorare in un contesto internazionale, facendo un’esperienza umana e professionale, profonda e formativa. Avere a che fare con collaboratori ed organizzatori, così come con fonici o assistenti camera, aprire l’orizzonte del nostro lavoro e delle collaborazioni, confrontandosi ed imparando dagli altri.

Giulio: Personalmente l’ho vissuta come un’occasione per crescere artisticamente e umanamente. Poi avremmo affrontato temi importanti come la connessione tra persone, visto luoghi lontani da noi, toccato diverse culture. E questi, a livello creativo, sono stimoli enormi per un regista.

Rosa: L’idea che il nostro lavoro servisse ad aiutare qualcuno, vicino e lontano, è stata la principale motivazione che mi ha spinta a dire sì, unita alla possibilità di lavorare in diversi posti del mondo, visitarli, conoscerli e perché no, sceglierli.

–          Come vi siete preparati alla partenza?

Nicoletta: Il documentario Paru Paru è diviso in tre blocchi. Roma: è il luogo dove è nato e partito tutto per Dia Ates e per il suo gruppo Kalibotan; gli studi, l’idea, i luoghi e le persone giuste. New York: luogo di sogni e desideri. Qui si è organizzato il primo fashion show, durante la settimana della moda a settembre di quest’anno. Lì abbiamo raccontato le persone coinvolte nell’organizzazione e quello che c’è dietro la scelta di far parte di questo progetto, per ognuno che ha deciso di investire il proprio tempo e le proprie competenze, lanciandosi nell’avventura.

Giulio: Mi sono fatto una scorpacciata di video e documentari sulla Grande Mela. Abbiamo preparato le interviste e il piano di lavoro. Credo però che il lavoro più duro l’abbia gestito Nicoletta. Sapere di avere una socia come lei che si occupa di tutti gli aspetti produttivi con amore e passione è un sollievo perché ti facilita molto a livello mentale.

Rosa: Abbiamo lavorato sul progetto con entusiasmo, è stato il nostro primo lavoro internazionale, molto stimolante da questo punto di vista. Dia è poi una persona entusiasta, coinvolgente, sorridente, ha gli occhi che brillano. Ci siamo avventurati.

–          In che modo questo progetto si sposa con la mission ZEN?

Giulio: Il mondo in cui viviamo ci ha fatto smettere di socializzare. Ciascuno è schiavo del proprio ego e pensa solo ad affermarsi come singolo e non come parte della collettività. L’Italia di oggi ne è un fulgido esempio. Ma è specialmente nello spirito associativo, nella condivisione, che dovremmo trovare la forza per rilanciarci come popolo e affrontare le sfide quotidiane con ottimismo e slancio positivo. Il nostro documentario vuole dimostrare proprio questo, e cioè che insieme si è molto più forti nel riuscire a creare, realizzare, fare. Idealmente parlando, un progetto fortemente ZEN.

Rosa: L’idea della cooperazione tra i popoli, alla base del documentario, è ciò che nel piccolo accade all’interno dell’associazione: cooperazione, condivisione, unione che permette di realizzare piccole grandi cose. E’ un progetto perfetto per la Zen.

Nicoletta: Innanzitutto la natura filantropica e l’amicizia che personalmente mi lega a Dia. La possibilità di poter comprendere come il perseguire un sogno possa nel tempo, con perseveranza e lavoro, portare i suoi buoni frutti. Sempre. In qualsiasi circostanza o ambiente sociale. Il documentario creativo, come scelta produttiva, ci aiuta ad affrontare delle tematiche in maniera più approfondita e, oltretutto a testarci produttivamente su progetti più lunghi ed impegnativi.

–          New York è una città dall’indiscutibile fascino cinematografico: quali sono il ricordo indimenticabile e quello meno piacevole che questa esperienza vi ha lasciato?

Rosa: New York è davvero un posto magico. Si respira ottimismo e l’idea che le possibilità siano ad ogni angolo di strada. Non avevo mai provato questa sensazione. I ricordi sono infiniti, è stato un Viaggio indimenticabile, ho immagini legate a ogni posto visitato e filmato. Ne scelgo tre, uno per ogni compagno di viaggio: con Giulio ricordo il suo lavarsi i denti sulle scalette esterne di emergenza dell’hotel di Soho. Le scalette dei film, sì, quelle di Pretty woman, Colazione da Tiffany; con Sergio la birra in pub a fine riprese, c’era musica country, cappelli da west, sceriffi, eravamo quasi parte dei suonatori, la musica ti entrava sotto pelle. Con Nicoletta il massaggio a Central Park a due passi da Strawberry Fields, monumento in ricordo di John Lennon, dove poi per magia un artista di strada con la sua chitarra ha cominciato a cantare “Imagine”. Emozione.

Giulio: Le città sono come spugne che assorbono le energie della gente. In questo senso credo che New York abbia saputo raccogliere soprattutto la vitalità e la positività delle persone. Il popolo newyorkese, di tutte le nazionalità, è motivato, ottimista e sognatore. Tre componenti che si sposano con il mio modo di intendere il lavoro e in generale la vita.

Nicoletta: I ricordi sono tanti, in una città che ti dà la sensazione che tutto quello che pensi possa avverarsi davvero. E’ una città che ti travolge e che troppo spesso impone le sue regole. Quello che porterò con me è il senso del gruppo!

–          E dato che siamo quasi a fine anno, la domanda è d’obbligo! Un bilancio del 2013 e i progetti per il 2014.

Giulio: Un bilancio direi più che positivo. Il mio cortometraggio Carlo e Clara è stato un successone per certi versi inaspettato. Poi abbiamo prodotto un super documentario come Il piccolo calciatore di Roberto che uscirà il prossimo anno e l’opera prima di Luigi Iorio, Silenzioso Canto.
Il 2014 sarà un anno nel quale si intensificheranno gli impegni: cinque nuovi corti in preparazione, una web serie e la nuova edizione di “Educazione Cinema”. Lavoreremo sodo insomma.

Nicoletta: Un gruppo di lavoro si testa col tempo, lavorando insieme e trovando quell’equilibrio tra i diversi caratteri e modi di fare. Cinque teste non sono sempre facili da gestire, ma pianifichiamo di volta in volta cosa fare e come farlo, portando avanti i nostri principi di lavoro e passione per quello che facciamo ed aprendoci sempre a nuove collaborazioni. Bilancio di questo 2013: cresciamo.

Rosa: Il 2013 è stato un anno di progetti, realizzazioni, soddisfazioni. Spero che il prossimo sia meglio e in generale vada sempre meglio di così, dunque benissimo.

–          Secondo voi è ancora possibile fare cinema in Italia? Cosa consigliereste ai giovani sognatori che vorrebbero intraprendere la vostra stessa carriera?

Rosa: Ehhhhh, bella domanda… il mio consiglio è quello di non essere individualisti. Il cinema è un lavoro collettivo e questa credo sia la sua parte più bella e interessante. Mi ha fatto scegliere questa lunga strada. Insieme le idee nascono, si sviluppano e crescono in maniera esponenziale. Sarebbe bello se finalmente ce ne accorgessimo tutti. La ricchezza che una persona può regalare in ogni momento, anche solo con l’esserci, è un bene prezioso che non va sottovalutato.

Nicoletta: E’ ancora possibile fare cinema in Italia, aprendosi molto all’estero, e non parlo solo d’Europa. Puntando alle co-produzioni e impostando il lavoro concependolo come un low budget, andando sempre alla ricerca di nuovi talenti, provando a dare una qualità alta nei prodotti offerti, cercando di coinvolgere privati e sponsor nel finanziamento dei progetti, puntando ai nuovi metodi di crowfunding e distribuzione alternativa, perseverando nelle proprie idee.

Giulio: Di credere fortemente nei propri sogni e nelle proprie idee. Di lottare con ostinazione e passione. Di studiare tanto e di convincersi che frasi come “l’Italia è un paese di raccomandati” sono solo alibi. A questo mondo se hai qualcosa da dire e dimostri di essere bravo il tuo momento prima o poi arriva. E quando arriva ha tutto un altro sapore.

–          “Non puoi dare il meglio di te, se prima non trovi la tua tribù”: la citazione è tratta da una serie tv che va in onda in questo momento negli USA… Voi pensate di aver trovato la vostra tribù?

Nicoletta: La nostra più che una tribù è una famiglia. Famiglia per me è scegliere di condividere momenti, oltre che pensieri ed emozioni, con chi ti circondi e scegli di stare. Diciamo che ho un po’ di famiglie sparse in giro. La Zen è la mia famiglia da più d’un anno ormai.

Rosa: Mi piace questa idea della tribù. Beh sì, condivido l’idea che camminando insieme si può dare il meglio di sé. Penso di sì, ho trovato la mia tribù e spero possa allargarsi e diventare un modo comune di operare.

Giulio: Decisamente si!

E con questa nota di positività iniziamo a salutare la Zen .movie…ma non per molto, perché presto riusciremo a scovare anche Dario e Roberto! La missione di Cineclan continua!
Se volete saperne di più sulla ZEN, non vi resta che spulciare il loro bellissimo sito www.zenmovie.it!

E per salutarci, Nicoletta, Giulio e Rosa hanno accettato di sottoporsi a…rullo di tamburi, grazie!… il Cineclan game! Ovvero 3 film, 3 libri, 3 canzoni e 3 serie tv che hanno influenzato la loro vita e che vogliono consigliare ai lettori di Cineclan.

Nicoletta: L’uomo in più (Paolo Sorrentino), L’avvocato del diavolo (Taylor Hackford), Eternal Sunshine of the Spotless Mind (Michel Gondry)
Sergio Caputo – Mercy Bocu, Edoardo Bennato – Sono solo canzonette, Niccolo Fabi – Negozio d’antiquariato
“Mancarsi”(Diego De Silva), “Il codice dell’anima”( James Hillman), “Futuro”(Marc Augè)

Giulio: C’era una volta in America (Sergio Leone), Voglia di vincere (Rod Daniel), La ragazza sul ponte (Patrice Leconte)
“Neve” (Maxence Fermine), “Espiazione” (Ian McEwan), “Lolita” (Vladimir Nabokov), “Alla ricerca del tempo perduto” (Marcel Proust)
Dawson’s Creek, Genitori in blue jeans, Californication

Rosa: Film scelgo gli italiani: Mine vaganti (F. Ozpetek). Estate 2009: ero con la mia famiglia a Lecce per una gita che avevo fortemente voluto. Al centro della città stavano girando il film, ovviamente non ne avevo idea. Con mio padre ci siamo fermati a osservare un po’, ricordo la sua curiosità. Vivevo già a Roma dove frequentavo l’accademia di cinema, non potevo però immaginare che qualche mese dopo, mi avrebbero chiamata per lavorare proprio con il montatore di quel film. Coincidenze, caso, so solo che mi ha cambiato la vita. Rosso come il cielo (C. Bortone). Racconta la storia vera di un montatore del suono italiano non vedente. Aiuta ad immaginare, una qualità molto importante per chi pensa di fare questo lavoro, a capire che tutto è possibile. Le consegueze dell’amore (P. Sorrentino). Raccontare una solitudine e in questo modo far diventare il protagonista, un uomo solo, amico di chi guarda il film… beh, questo è cinema.
Libri: “Marilde” (Roald Dahl), il primo libro che ho letto. “Grandi speranze” (Dickens), un libro che mi accompagna. “Donne” (Bukowski), un libro che ho letto.
Canzoni che ho in testa ora. Sempre. – Atmosphere, Joy Division – Thinking about you, Radiohead – Redemption song, Bob Marley
Serie tv: – Romanzo criminale: lavoro italiano da portare nel mondo. Prison break: mi ha incollata per giorni. Desperate housewives: adoro la voce narrante.

E con i consigli per gli acquisti ZEN, ci salutiamo per questa settimana…con una sorpresa però…per chi se lo fosse perso e in vista della seconda stagione, rivediamoci la Lesson #7 di “Educazione Cinema”…perché tutti siamo stati bambini…e forse alcuni di noi lo sono ancora…

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