It’s always been the same, same old story…ovvero…ognuno dice grazie a suo modo…io lo faccio con 5 film…

Nietzsche affermava che se non si ha la fortuna di avere un buon padre, si passa la vita a cercarne uno. Il cinema è pieno di padri. Forse l’intera storia del cinema narra, tra le righe di mille storie diverse, l’eterna ricerca del padre, l’eterno e ambivalente rapporto che instauriamo con i nostri genitori, ma soprattutto con la figura paterna. Come se da quella figura potessero scaturire tutte le risposte alle domande della nostra vita…
Le madri sono diverse anche al cinema. Ci sono le madri affettuose e comprensive (Mrs March di Piccole Donne), le madri castranti (Mrs Bates di Psycho), le madri arriviste E castranti (Olimpiade in Alexander, Mrs Huges in The Aviator), ma il rapporto con la madre è sempre più fisico, forse più morboso, esula dalla razionalità in toto. Forse è vero quello che dicono (sì, oggi è la giornata mondiale della conferma delle teorie altrui,sapevatelo!): la donna diviene madre nel momento in cui concepisce, l’uomo diviene padre quando nasce il proprio figlio, quando ha la prova empirica che un altro essere è scaturito da lui. Quindi le donne hanno 9 mesi di vantaggio…e che vantaggio! Quindi non è una leggenda metropolitana che noi donne siamo avanti!
Il rapporto con il padre è sempre un rapporto cerebrale e lasciamo stare i vari complessi di Edipo, Elettra e compagnia cantante…c’ho scritto una tesi in cinema su questo, quindi ho già dato! Inoltre non ho mai voluto ammazzare mia madre durante l’adolescenza (e di motivi ne avevo a iosa,eh!), figuriamoci a 3 anni quando la mia unica occupazione era difendermi dalle angheria di una sorella minore rompipalle!
Credo che non smetterò mai di litigare con mio padre. Abbiamo sempre discusso su tutto da quando ne ho memoria: il mio lavoro, la politica, la religione, la musica, i libri, il cinema. Eppure è stato lui il primo a farmi ascoltare i Pink Floyd e a 3 anni mi guardava suonare una chitarra invisibile sulle note di “Money”. Eppure è stato lui a portarmi al cinema a 6 anni a vedere L’ultimo Imperatore di Bertolucci, segnando la mia vita di lì in poi…di quella visione mi restano ricordi confusi, perle nere e lavandini macchiati di sangue, un giallo abbacinante e un finale che ho dovuto aspettare 3 anni per vedere, perché la suddetta sorella decise che non era importante il finale! Porella,avrà avuto 5 anni, ma mi ha regalato il primo coito interrotto della mia vita…avrei preferito arrivare a 16 anni per vivere questa “fantastica” esperienza!
Eppure tutti gli uomini della mia vita sono stati spaventosamente un’eco di lui, anche solo nelle piccole cose, quei difetti o quelle mezze frasi che non percepisci subito, ma che all’improvviso ti colpiscono in pieno viso come uno schiaffo.

Eppure io ho avuto altri due padri…e questi me li sono scelta…o meglio il destino li ha scelti per me e loro hanno accettato la scelta. Uno di loro mi ha insegnato ad amare il cinema con il cervello e con la pancia, l’altro mi ha insegnato a fare il cinema. Uno mi ha insegnato a scrivere di cinema quando non sapevo neanche cosa avrei voluto fare nella mia vita, l’altro mi ha insegnato che forse è il mio destino scrivere di cinema. Uno ha dato il titolo alla mia tesi, l’altro ha dato il titolo a questo blog. Uno è stato Milano, l’altro è Roma. Uno se n’è andato troppo presto e senza neanche permettermi di dirgli addio, l’altro è ancora qui e me lo tengo stretto fin quando mi sopporta…e ce ne vuole di pazienza con me!

E se qualcuno mi chiedesse di descrivere il rapporto con i miei “padri” ci sarebbe solo un modo per farlo: una TOP 5! Che poi in fin dei conti si può fare una top 5 dei ricordi e dell’amore? Beh, a volte sì, ma non è questo il caso…questi sono i 5 film “In nome del padre” e sono tutti allo stesso posto…tutti sul podio che mi salutano con la manina…come Mufasa quando gioca con Simba…

5) Prova a prendermi (Steven Spielberg, 2002)
La mia prima recensione…di quelle serie, con tutte le implicazioni tecniche, le fisime da critico in erba come la numerologia e l’ossessione di Spielberg per la favola di Peter Pan…che poi sia la mia favola preferita e conferma la mia teoria della superiorità femminile è un’altra storia…o anche no, sapete perché i Bimbi Sperduti sono solo maschi? Perché “le femmine sono troppe intelligenti per cadere dalle carrozzine”…parole di Barrie non mie…ma approvo! E in fin dei conti, cos’è Prova a prendermi se non la storia di un padre e di un figlio, la storia di un bimbo sperduto che guarda da una finestra una famiglia che si è dimenticata di lui?

4) L’estate di Martino (Massimo Natale, 2010)
Il mio primo film…il mio primo set…e il primo incontro con il terzo padre…se non fosse stato per lui, me ne sarei andata dopo la prima settimana…è uno sporchissimo lavoro fare la schiava di produzione! Però quel set è stato tutto: è stato i sorrisi e le lacrime, è stato la sveglia alle 5 del mattino per andare in aeroporto dopo essere andata a letto alle 3 perché si è chiacchierato con un amico, è stato la disciplina e la rottura di tutte le regole, è stato bagni notturni e convocazioni alle 11 di sera, è stato una delle peggiori sbronze della mia vita, è stato tutto e io continuerò a chiamarlo “Luglio ’80”, perché sono vecchia e nostalgica e le vecchie abitudini sono dure a morire!

3) Gli Aristogatti (Wolfgang Reitherman, 1970)
E qui potrei aprire il vado di Pandora dei ricordi…il Teatro Comunale dove hanno portato me e i miei cugini a vederlo, perché bisognava liberare casa di nonna per i funerali della mia bisnonna, le nottate passate sedute a una sedia, perché di sorella rompipalle non ne bastava una…bisognava bissare! E poi non hanno ragione a dire che “perseverare è diabolico”! Ma soprattutto un dvd che ora credo sia alquanto consunto e il bambino che mi ha rimesso in sintonia con il mondo dell’infanzia…io che li ho sempre definiti brutti, sporchi e cattivi…ma come si può non amare uno scricciolo biondo di 2 anni che in giro per Roma riconosce il Colosseo e sa cos’è un’obliteratrice?! Sì, lo so, ho degli standard abbastanza alti, ma sapete che il mio idolo è la Signorina Rottermaier, quindi di che vi stupite?! Ah, e poi, cosa importantissima…Gli Aristogatti vanno visti in lingua originale con i sottotitoli, perché così “impariamo l’inglese, zia”…e la femmina che è dentro di me fa la ruota stile pavone e sorride sotto i baffi!

2) The Dreamers (Bernardo Bertolucci, 2003)
La mia prima recensione pubblicata, la mia magnifica ossessione! Questo film è talmente tante cose che parlarne fa addirittura male, perché muove corde sepolte nell’anima sotto vari strati di ciccia e fangirlismo, perché chi non fangirlizzerebbe dinanzi a Louis Garrel con addosso SOLO quella giacca verde?!

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E anche qui parliamo di padri e di rapporti conflittuali e di un male di vivere difficile da raccontare, forse esprimibile solo con la materia corporea: sangue, lacrime, sudore, sperma. The Dreamers è il tatto al lavoro. Isabelle candidamente dice che “I genitori degli altri sono sempre più simpatici dei nostri. Eppure, chissà perché, i nostri nonni sono sempre più simpatici di quelli dei nostri amici.” Ed è vero! E Matthew e Théo continuano così:

Matthew: Tutti abbiamo un padre.
Théo: Sì. Ma il fatto che Dio non esiste, non significa che lui possa prendere il suo posto.

Eppure, quando i genitori di Isabelle e Théo lasciano in silenzio la casa, dopo aver scoperto il bordello che tre persone possono combinare in un mese di anarchia, allora come ora c’è una piccola parte di me che vorrebbe che loro tornassero indietro per fare davvero i genitori…

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Nel caso in cui non vi fosse chiaro il concetto di ovaie esplose senza ritegno per il futuro della specie umana! Tanto ci pensa Chris Hemsworth a ripopolare la terra!

1) Lost in La Mancha (Keith Fulton, Louis Pepe, 2002)
Una mente normale non farebbe MAI vedere questo documentario a una persona vicina che ha già taaaaaaaaaanti problemi di autostima, se tiene al suo già fragile e provato equilibrio psico-fisico, soprattutto se questa persona psicolabile blatera un giorno sì e l’altro pure di voler fare produzione e di voler diventare Procacci! E invece no, signori! Questo film mi è stato fatto vedere in uno dei periodi più di merda della mia vita professionale, ma è la piena esemplificazione dell’esistenza delle 5 fase di elaborazione del lutto:

-1) Fase della negazione e del rifiuto: a quel poverino di Terry Gilliam gliene succedono talmente tante che non puoi non pensare “No, è tutta una bufala! Ma è impossibile che accadano tutte a lui!” Piove in una zona dove non pioveva da 20 anni, l’attore principale ha un attacco di panico e di ipocondria che in confronto Carlo Verdone in Maledetto il giorno che t’ho incontrato è il ritratto della salute! C’ha la troupe sparsa per l’Europa che neanche a Risiko riusciresti a delocalizzare così le tue truppe! E’ troppo per chiunque e puzza di bufala orchestrata ad arte e anche ben fatta!
-2) Fase della rabbia: perché dopo l’incredulità, dall’alto della tua esperienza di 2 giornate e un terzo, ti ritrovi a esclamare “Ma minchia! Lo so pure io che servirebbero le coperture, possibile che non c’hanno pensato?! Ma sono scemi o cosa?!” No, non sono scemi, è semplicemente sfiga che, come afferma italicamente il direttore della fotografia è il contrario della figa!
-3) Fase della contrattazione o del patteggiamento (manco fossimo Berlusconi!): Le tue pupille si dilatano e pensi a tutta la fatica fatta e l’immedesimazione ha il sopravvento! Inizi a sentirti parte della troupe che sta lì a guardare il materiale navigare sulle onde della pioggia e ti viene un groppo in gola da far invidia a Bridget Jones che canta “All by myself”.
-4) Fase della depressione: ovvero la tua vita è finita, se non ce l’hanno fatta loro con tutti quei soldi a portare a casa il bimbo (ovvero il film) e a prevedere l’imprevedibile, figuriamoci se puoi farcela tu con la tua ciccia e il fottuto complesso d’inferiorità e i due spicci con cui è già tanto se puoi dar da mangiare alla troupe panini con la mortadella…il formaggio costa troppo, non lamentatevi!
-5) Fase dell’accettazione: ovvero ti alzi in piedi e urli a metà tra Rocky e Frederich “No, minchia! SI PUO’ FARE!!!”. E sì, perché ti si dispiegano dinanzi tutte le infinite possibilità che una vita di stenti lavorativi ti hanno insegnato. Tutti gli espedienti della sopravvivenza si fanno strada nel tuo cervello, dove i criceti iniziano a girare nella ruota come dei forsennati e il tuo occhio lucido ed esaltato inizia a far paura a chi ti sta accanto.
Insomma se c’è un film che mi fa amare il mio lavoro ancora di più questo è Lost in La Mancha, soprattutto ora che quel pazzo di Terry ha detto che vorrebbe riprendere la produzione del suo Don Quixote…per la settima volta! Grande, Terry, continua così! E se ti serve una mano, fai un fischio che ci vengo io a lavorare per te…anche gratis!

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4 risposte a “It’s always been the same, same old story…ovvero…ognuno dice grazie a suo modo…io lo faccio con 5 film…

  1. io devo ancora vederlo Lost In La Mancha, non ho mai il coraggio… TERRY TI DO UNA MANO ANCH’IO! GRATIS!! non ce la faccio più a sentire che riprende e poi abbandona e poi riprende e abbandona di nuovo, gli porto il caffè.. sostegno psicologico

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