[4 Chiacchiere con Cineclan]…ovvero…passerà questa pioggia sottile come passa il dolore: intervista a Giulia Iannello

Questa settima per la nostra fantastica rubrica “4 Chiacchiere con Cineclan” siamo andati in una terra splendida, la Sicilia, per incontrare Giulia Iannello, e parlare un po’ di Magma, la mostra di cinema breve che si tiene ogni anno ad Acireale (CT), giunta alla sua dodicesima edizione che verrà inaugurata domani alla presenza del presidente di giuria, Babak Karimi, artista multiforme tra Iran e Italia, docente di montaggio prima presso il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma e poi presso l’Accademia dell’Immagine de L’Aquila, vincitore dell’Orso d’Argento 2011 come Miglior Interprete per Una separazione di Asghar Farhadi.

Giulia è la Project Manager di Magma, e, conoscendola come la conosciamo noi, non si limita solo a quello, ma basta con le chiacchiere e andiamo a incontrarla, perché non vediamo l’ora!

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–  Allora, Giulia, sei partita da Catania, ti abbiamo conosciuta a Bologna e ora voci di corridoio ci dicono che sei a Genova…parlaci un po’ di te!

Voci esatte! Dopo la laurea al Dams di Bologna in Cinema, Televisione e Produzione Multimediale ho un po’ girovagato (Catania, Roma, Milano) e poi motivi sentimentali mi hanno portato a Genova, città dove vivo da più di quattro anni, dove mi divido tra il lavoro di ufficio stampa per un’agenzia che organizza eventi e programmi tv, la promozione e distribuzione di film brevi, la programmazione di una piccola sala cinematografica e la produzione audiovisiva: in cantiere tanti progetti, tra cui un lungometraggio per il 2014; lo scorso anno ho anche prodotto un documentario, Suoni D’OC, che ha vinto un premio in Serbia per il miglior film di turismo culturale. Insomma, sono una mestierante del cinema a 360 gradi!

– Perché il cinema? In fin dei conti ci sono mille mestieri in giro per il mondo, sicuramente lavori più “utili” e con un futuro meno incerto, nonostante questo non sia un periodo roseo in tutti i settori.

In realtà non so risponderti; la vera domanda è “perché no?”. Io non so pensare la mia vita senza il cinema. Per me è una maniera di vivere la vita, di affrontare i rapporti con gli altri, di leggere la storia o di fantasticare su come saremo tra qualche decennio.. Aggiungici la mia famigerata caparbietà, tanti incontri sfortunati ma soprattutto un paio fortunati, e sono riuscita a farne un mestiere! All’inizio convivevo male con la precarietà, ora la vedo come una condizione imprescindibile e ho imparato a dare il giusto peso alle cose, cerco di valorizzare gli aspetti positivi di questo mestiere e provare a combattere contro un sistema basato troppe volte sul volontariato selvaggio.

– Nonostante la tua esperienza all’estero, hai deciso di restare in Italia…credi ancora che ci sia speranza per il cinema italiano?

Il problema del nostro paese credo stia principalmente nell’incapacità di rendere il cinema un’industria, al pari di quella meccanica, tessile o alimentare. Con la cultura si può mangiare, eccome! Le istituzioni però sono spesso sorde a queste richieste di aiuto, e quando parlo di aiuto non intendo finanziamenti a pioggia di carattere assistenzialistico, quelli non giovano se non sul breve periodo; intendo contribuire a creare una rete di sostegno, perché girare in un luogo significa far mangiare la troupe, farla dormire, acquistare beni e servizi da usare sul set, spostarsi coi mezzi, impiegare maestranze locali. Lo stesso vale per l’organizzazione di un festival, che attraverso il proprio lavoro valorizza il turismo locale: tutto questo ha ricadute sul territorio in termini di crescita economica non da poco.

– Il tuo ricordo più bello? Quel pezzo di cuore legato indissolubilmente al tuo lavoro?

Qualche anno fa partecipai a un concorso sulla scrittura di un saggio breve indetto da una rivista di cinema edita a Barcellona, c’era in palio un piccolo premio in denaro. Mesi dopo mi comunicarono la vincita e mi invitarono ad andare a ritirare il premio alla Fnac della centralissima Plaza Catalunya: al cospetto di eminenti professori e del console italiano, la direttrice della rivista lesse le motivazioni che mi commossero profondamente. Fu una conquista e una soddisfazione. Adesso scrivo ancora per quella rivista!

– E ora parliamo di Magma… Domani si inizia, vero? Tu come ci sei “incappata”?

Nella maniera più classica: volevo fare un’esperienza subito dopo la laurea e ho chiesto di partecipare come volontaria, sono entrata nella Scarti (l’associazione che organizza il festival) e non ne sono più uscita. Adesso mi occupo della progettazione culturale di questo festival dall’ampio respiro internazionale, focalizzato sui cortometraggi, che ogni anno si gemella con le più interessanti realtà del panorama festivaliero e che ospita registi da tutti i paesi del mondo (quest’anno saranno ben 15). Iniziamo domani, mercoledì 27 Novembre, con l’incontro con Babak Karimi, celebre attore e montatore iraniano, nostro presidente di giuria. Il festival entrerà nel vivo giovedì 28 e proseguirà fino al 30 novembre al Multisala Margherita di Acireale (CT).

– Quali sono le difficoltà che si incontrano nell’organizzazione di un festival cinematografico in Italia? Soprattutto se questo è legato ai cortometraggi…

Sin da quando Magma è nato, la scelta è stata quella di focalizzare la propria attenzione sul formato breve. Per noi il cortometraggio non è necessariamente propedeutico al lungo, in Italia è spesso così ma non è così in Germania, in Francia, in Spagna. Da qui la scelta di proporre una rassegna internazionale e di diffondere la concezione del corto come luogo in cui poter sperimentare stili e linguaggi, lontani dai condizionamenti dell’industria cinematografica, e come momento di grande libertà espressiva. Cerchiamo ogni anno di rendere le difficoltà logistiche date dalla nostra insularità dei punti di forza: Acireale, il paese in provincia di Catania in cui si svolge il festival, è un luogo unico e speciale, una cittadina barocca che affaccia sullo splendido golfo della Timpa. I registi che ci vengono a trovare si innamorano di questo posto, e allora noi li coccoliamo, facciamo assaggiare loro la nostra cucina, li portiamo a visitare l’Etna, offriamo loro un ambiente familiare e confortevole.

– Il programma di quest’anno è ricchissimo! Come avviene la selezione? Quali sono i canali attraverso i quali ricercate i lavori che poi verranno ammessi alla rassegna?

Quest’anno abbiamo lanciato come di consueto il nostro bando di concorso ad aprile. I canali per la diffusione sono la nostra mailing list, i portali dedicati ai festival a cui siamo iscritti, i social networks su cui siamo molto attivi. In due mesi hanno risposto alla nostra chiamata più di 650 opere, le abbiamo viste tutte e ne abbiamo selezionate 37, suddivise nelle categorie Narrativi, Documentari, Animazioni e Sperimentali. Alla giuria – presieduta da Babak Karimi e composta dall’attrice Irene Ferri e dal direttore del festival di Glasgow Matt Lloyd – toccherà il compito di scegliere il vincitore del premio Lorenzo Vecchio, intitolato al primo direttore artistico di Magma, scomparso prematuramente nel 2005.

– In cosa si differenzia Magma dagli altri festival che animano il panorama festivaliero italiano?

Lo staff di Magma lavora moltissimo sulla selezione per offrire ogni anno un concorso di altissimo livello; la giuria (composta in passato da nomi del calibro di Paolo Sorrentino, Giuseppe Piccioni, Sandra Ceccarelli, Donatella Finocchiaro, Isabella Ragonese e molti altri) si è spesso complimentata per le nostre scelte e di conseguenza ha avuto non poche difficoltà a stabilire chi fosse il migliore della sua categoria. Sin dall’anno della sua nascita, inoltre, Magma ha un forte carattere internazionale: sia perché i film in concorso vengono dai cinque continenti, sia perché incentiviamo in tutti i modi la partecipazione dei filmmakers. Il nostro festival vuole essere un luogo d’incontro, un appuntamento unico e imperdibile con film che altrimenti vedrebbero preclusa la distribuzione a un pubblico così vasto e partecipe.

– Siamo a fine anno e quindi la domanda è d’obbligo: un bilancio del 2013 e i progetti del 2014.

Il 2013 è stato un anno difficile, di accelerate e improvvise battute d’arresto, delle tante fatiche e degli sforzi inauditi pur di riuscire nell’impresa, ma è stato un anno intenso come non mai. Il 2014 deve ancora iniziare ma è già pieno di progetti, e spero di godermi un po’ dei frutti che ho seminato quest’anno.

–          Se noi di Cineclan avessimo una bacchetta magica e potessimo esaudire il tuo più grande desiderio professionale (sul personale siamo delle chiaviche!), quale sarebbe?

Riuscire a trovare un produttore per una serie tv a cui io e i miei collaboratori stiamo lavorando da più di un anno; il progetto c’è, riscontra interesse, deve solo passare il famoso treno. Nel frattempo ci facciamo trovare pronti!

E infine… il Cineclan game! Dicci 3 film, 3 libri, 3 canzoni e 3 serie tv che hanno influenzato la tua vita e che vorresti consigliare ai lettori di Cineclan.

Il film della vita è senza dubbio Otto e mezzo, il più grande affresco sulla crisi umana e artistica; altri due che non mi stancherei mai di guardare sono Jules e Jim di Francois Truffaut, il più bel film d’amore di sempre, e Metropolis di Fritz Lang, l’antesignano della fantascienza. Se devo scegliere tre libri, direi Mattatoio n.5 di Kurt Vonnegut, Il Maestro e Margherita di Mikhail Bulgakov e Clinica dell’abbandono di Alda Merini. Tre canzoni per tre grandi amori: Hotel Supramonte di Fabrizio De André, Heart Shaped Box dei Nirvana, Drinking in L.A. dei Bran Van 3000. La serie TV di cui in passato non ho mai perso una puntata era E.R. Medici in prima linea… non potevo fare a meno di George Clooney! Di recente ho amato follemente Mad Men… e poi è arrivata Breaking Bad. Mai più niente potrà essere lo stesso dopo questa serie!

Anche Giulia è partita con Breaking Bad…e come non capirla!

Bene, amici, auguriamo un immenso IN BOCCA AL LUPO a Giulia, sperando di potervi parlare di Magma l’anno prossimo personalmente dalle pendici dell’Etna…per ora, gustatevi lo spot del festival e…alla prossima settimana!

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