All I ask of you now is to lay me down…ovvero…ogni sì detto è anche un no detto:riflessioni a margine di Sons of Anarchy

Io non so se voi siate sognatori, cinici, disillusi, disincantati, ma io credo ancora nelle rivelazioni, in quei piccoli sprazzi di bellezza e di “destino” che la vita a volte ci pone davanti. E non mi serve neanche la musica stanotte per scrivere, perché il silenzio è la musica adatta per momenti come questo. Momenti in cui riesci a riconsiderare tutto il mondo, tutta una vita in 80′. Sono bastati solo 80 minuti…80′ in cui Sons of Anarchy ha aperto le porte della mia percezione come poche cose sono riuscite a fare in questo periodo. E’ anche per questo che resterò sempre convinta che il cinema, i libri, la musica, l’arte, la cultura possono salvare il mondo…e le telefonate con gli amici…anche queste possono salvare il mondo…

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Se quello che è accaduto stanotte fosse accaduto l’anno scorso, alcune persone, quelle che io consideravo parte indissolubile della mia anima, mi avrebbero derisa e avrebbero parlato di pippe mentali, di cose stupide, di giochini da nerd, di perdite di tempo…se solo avessi avuto il coraggio di dirlo, ma non l’avrei fatto, mi sarei tenuta tutto dentro e avrei lasciato che quello che sento ora mi morisse dentro come altre  mille cose. E invece oggi non ho più paura…o forse ne ho solo di meno…e quello che sto scrivendo lo lascerò qui, nero su bianco, perché fa parte di me e non me ne vergogno…perché dovrei vergognarmi di essermi fatta toccare le corde dell’anima da una cosa così bella e profonda come la season finale della sesta stagione di SOA?

Che Kurt Sutter fosse un fottuto genio era risaputo anche a chi bazzica poco il mondo delle serie tv, ma che fosse anche un fine conoscitore dell’animo umano, un fine tessitore di trame universali, beh, noi fans di SOA lo sospettavamo dalla prima stagione, ma credo che con questa sesta, l’uomo abbia superato se stesso e sia divenuto un dio…Joss. Eric, J.J., fate i bravi e lasciate spazio a Kurt…che poi ora che siete in 4, come dovrò chiamarvi? Il santissimo pantheon?!

Il tema centrale di Sons of Anarchy non è il club, non è la famiglia, non è la criminalità, ma la scelta, il cardine dell’intera vita umana. In ogni momento di ogni giornata della nostra vita noi non facciamo altro che scegliere…e non parlo delle grandi scelte di vita, parlo delle piccole cose che con un effetto domino…o sarebbe più corretto dire “effetto farfalla”…si ripercuotono sul nostro essere. E le scelte di Jax, ma anche di Tara, di Gemma, di Clay. di tutti in SOA non sono altro che la versione “romanzata” delle scelte che facciamo io, voi, noi ogni giorno. Svegliarsi e non riuscire neanche a guardarsi in uno specchio, perché non si riuscirebbe a reggere l’immagine riflessa. Andare al lavoro e sforzarsi di vedere un fine dove il fine che vorremmo forse non c’è. Continuare ad amare qualcuno nonostante l’amore oramai non basti più.

Vittime e carnefici al contempo di uno strano miscuglio fatto dalle nostre scelte e da quelle degli altri, da quelle giuste e da quelle sbagliate…da quelle che avremmo voluto fare e da quelle che non abbiamo potuto fare…perché ogni sì detto è al contempo un no detto…come giustamente scrive Bukowski “Come fai a dire che ami una persona, quando al mondo ci sono migliaia di persone che potresti amare di più, se solo le incontrassi? Il fatto è che non le incontri.” Perché scegliere è come amare…non esiste la scelta perfetta, così come non esiste il Principe Azzurro…ami e scegli qualcuno quando il suo essere perfettamente imperfetto ti sembrerà il modo perfetto di amare. C’è una frase in The New World (Terrence Malick, 2005) che io ho pronunciato troppe volte e che forse è il modo più sbagliato di amare: “Tu sei l’uomo che avrei voluto lui fosse”.

E allora scelgo di avere un quaderno che sia come quello di Jax, la mia coperta di Linus, dove lentamente provo a divenire la persona che avrei dovuto essere. E allora lentamente faccio la quadratura del cerchio della narrazione, con quei parallelismi che Sutter dissemina quasi involontariamente lungo tutto l’arco dell’episodio…a cominciare dalle differenze tra la lapide di Opie e quella di Clay…la roccia su cui contare e la pietra di paragone.

E quella colomba bianca al centro della carreggiata tranciata e recisa. Il simbolo della purezza ormai perduta, perché “la vulnerabilità è un ostacolo” dice Gemma e mai maledettamente come questa volta ha ragione.

E Jax e Tara in quella camera di motel. Jax seduto in quella poltrona come Michael Corleone nel Padrino che si assume la responsabilità di scegliere. Jax e Michael…e torna prepotentemente l’idea che davvero la trilogia del Padrino sia la trilogia shakesperiana formata da Amleto, Macbeth e Re Lear, la trilogia della scelta e del potere. La trilogia della scelta e del destino, perché giustamente “non si può scegliere la propria famiglia”. E le parole di Michael come quelle di Jax si perdono in una spirale di scelte dove alle proprie azioni rispondono reazioni uguali e contrarie che non lasciano scampo. “Sono io che sto decidendo della mia sorte” afferma Jax e nella mente risuona quel “My choice” nel finale della 5×03. Se solo le nostre scelte fossero scevre da quelle degli altri…se solo davvero ci fosse permesso di scegliere. E allora anche Sons of Anarchy si spoglia dei suoi abiti di pelle, abbandona le moto sul ciglio della strada e diviene a sua volta tragedia: Jax e Tara in quell’ultimo attimo stretti come la Pietà di Michelangelo!

E allora bisogna fare i conti con le proprie scelte, scegliere ed essere consapevoli che siamo noi i cocchieri del nostro destino, ma anche che nessun uomo è un isola e che le zolle di terra cozzano tra di loro generando il movimento e la vita.

Ecco perché amo Sons of Anarchy, ecco perché non mi vergogno di dirlo, ecco perché non mi vergogno neanche di affermare che dal 12 al 13 aprile 2014 Cineclan sarà alla Reaper Con, la prima convention italiana dedicata a Sons Of Anarchy. Anche perché avete mai visto degli attori fare questo per una convention?

Ecco perché amo tutto questo. Ecco perché amo la scelta di Charlie (Hunnam) di lasciare 50 sfumature di quella roba lì per dedicarsi solo a SOA. Ecco perché amo restare senza parole in compagnia del silenzio e amo condividerlo con voi…senza vergogna…perché anche non vergognarsi più di ciò che si è realmente è una scelta…la più difficile…

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11 risposte a “All I ask of you now is to lay me down…ovvero…ogni sì detto è anche un no detto:riflessioni a margine di Sons of Anarchy

  1. Hai scritto un articollo stupendo per una serie stupenda. La lettura che ne hai dato è toccante e così vera da dare i brividi. Complimenti.
    E complimenti a Theo e Kim, persone meravigliose che supportano un evento importante.

  2. Bellissima recensione e finale incredibile di Sons Of Anarchy! serie che ho scoperto da poco, ma che ho letteralmente sbranato.. stupenda non ci sono altre parole, anche perchè le ho perse dopo ieri.

  3. Ribadisco anche qui quanto mi sia piaciuta la tua recensione! L’ho letta tutta d’un fiato emozionandomi, soprattutto ripensando a ieri mentre stavo guardando la straziante season finale! Hai espresso anche il mio pensiero che, molto probabilmente, non sarei riuscita ad esprimere in modo così accurato come hai fatto te ❤️ Sappiamo entrambe quanto sia stupendo questo tf e le emozioni che è capace di darci in ogni singola puntata! Kurt Sutter è un genio e il cast è favoloso! Non vedo l’ora che arrivi aprile!

    • Aprile sarà la nostra Pasqua di Resurrezione….che poi la Con si svolga una settimana prima della vera Pasqua so’ dettagli!XD
      E’ stato semplice e difficile al contempo scriverla e tante cose le ho dimenticate o le ho elaborate meglio solo ora…grazie,tesoro!

  4. Pingback: Some kind of night into your darkness…ovvero…la sindrome della crocerossina della fangirl! | CineClan·

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