[4 Chiacchiere con Cineclan]…ovvero…Come un’abitudine per chi viaggia in direzione ostinata e contraria: intervista ad Alessandro Porzio

Amicici di Cineclan, dopo i bagordi delle feste (speriamo abbiate fatto scorpacciate anche di film, libri e serie tv!), torna come tutti i martedì “4 Chiacchiere con Cineclan”! Vi siamo mancati, vero? Dai, ammettetelo!

1069976_10200394543811496_785713716_nQuest’oggi vogliamo condurvi in un mondo intenso e ricco di sfaccettature. Questo mondo si chiama Alessandro Porzio e se Noodles l’avesse conosciuto, beh, avrebbe scommesso su di lui, perché Alessandro è una delle personalità artistiche più promettenti e più profonde con le quali abbiamo avuto l’onore di lavorare.
Raggiungiamo Alessandro all’inizio di questo 2014 dopo un 2013 da ricordare, iniziato a marzo scorso con la vittoria della Menzione Speciale al Bif&st con Rumore Bianco, prodotto da DIERO (parleremo di loro molto presto!), che ha fatto incetta di premi in Italia e all’estero (l’ultimo in ordine temporale quello come Miglior Corto alla Mostra del Cinema di Barcellona a dicembre), e conclusosi con le riprese di Niente, prodotto dalla ZEN .movie (sì, sempre loro…ve l’abbiamo detto che sono da tenere d’occhio, no?!), in questo momento in post produzione.
Ma non vogliamo annoiarvi ancora con le presentazioni e andiamo a cominciare!

– Alessandro, esordire con un lungometraggio a 22 anni non è cosa da tutti, soprattutto in Italia. Come ci sei riuscito?

Con incoscienza ed un po’ di fortuna nel trovare gente brava che ci credesse come e quanto me. Poi la lavorazione, come in ogni progetto, fa il resto. Unisce e divide, colma e lascia vuoti enormi. Avevo la sceneggiatura, dei bravissimi attori, una squadra tecnica con cui continuo a lavorare, ci mancava esperienza. Credo che il film sia stato più che un’accademia per tutti noi. Qualcuno di molto bravo diceva: “Se vuoi imparare a fare un film, fallo.” Questo spiega tutto, l’età, poi, credo sia irrilevante.

– La tua filmografia sin dagli esordi si contraddistingue per una ricerca non convenzionale del non detto, per l’analisi profonda delle emozioni umane. Da dove nasce questa ricerca?

E’ molto difficile per me rispondere a questa domanda. Non studio mai a tavolino quello che scrivo e che poi ho la fortuna di dirigere con la trasposizione filmica del testo. Se devo riassumere in pochissime battute quello che mi chiedi, dovrei dirti, perché vorrei fosse possibile fa parlare ciò che è difficile ascoltare. L’animo.

– Il tuo ultimo lavoro, Rumore Bianco, affronta con occhio non indulgente o condiscendente il tema della scelta. Cosa sceglie Alessandro Porzio nella vita?

Potrei non saperlo davvero fin quando ce l’avrò una vita. Scegliere è una delle cose più difficili a cui dobbiamo dar conto ogni giorno. La vita di ogni individuo è colma di scelte. Scegliere è forse la vita vera, quella che senti ti scorra sotto le scarpe. Quella che mai avresti pensato di rincorrere ed invece ti ha lasciato indietro. Alessandro sceglie di guardare. Per ora mi faccio bastare questo.

Rumore Bianco è girato tutto in piano sequenza, senza stacchi, senza indugiare su quelli che sono i canoni cinematografici. Il piano sequenza è stato una sfida o una scelta?

Molto più una scelta che una sfida. Ero davanti a quel tipo di storia e dovevo per forza di cose sottrarmi, raccontarla come qualsiasi persona sarebbe stata in grado di fare e cioè semplicemente restare accanto a quel momento. A quelle parole, a quei silenzi. Dovevo necessariamente trovare un punto intermedio per non essere di parte. E’ stato molto difficile non schierarmi. Restare nel mezzo, tra le parole di Alice ed i silenzi forzati di Luca, ma era quello che andava fatto, perché in questo genere di storie nessuno ha torto e nessuno ha ragione.

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– In tutti i tuoi lavori le donne hanno un ruolo fondamentale, sino al culmine di Vagina. Da donna è sempre strano dover ammettere che voi uomini sapete parlare di noi e per noi meglio di noi stesse…o almeno tu ci riesci. Come fai?

“Chi non è ha una no può capire”, recitava Camilla in Vagina. Forse è vero, ma forse è anche una grande stronzata. Le donne sono un universo distaccato. Si passano e si passeranno ancora moltissimi anni a studiare il cielo. Spero che qualcuno si accorga che una donna ha molte più cose da dire di qualche pianeta piantato nell’atmosfera o di qualche stella ormai morta da secoli che ci alletta con luce vecchia. Io non so parlare della donna. E’ la donna che si lascia raccontare facilmente

– Dai tuoi lavori traspare anche un amore non indifferente per i tuoi soggetti, per i tuoi attori. Come strutturi il lavoro con loro? Li dirigi come faceva Hitchock o collabori con loro?

Cerco sempre di rendere il loro lavoro indispensabile agli altri e poco per loro stessi. Anche un assistente elettricista deve capire l’importanza che hanno gli attori sui miei set. Dico loro di essere liberi, mi piace molto discutere del testo con loro, cambiarlo, mettere la loro voce al centro di ogni cosa. Quasi sempre dico loro di giocare con le sottrazioni e mai con le addizioni.

– Hai vinto numerosi premi nella tua carriera, ma a cosa servono i premi oggi in Italia se un regista di talento come te non riesce a realizzare il suo secondo lungometraggio?

O anche il vero primo lungometraggio. Quello che posso dire è che i premi riempiono il cuore, la voglia d’esserci sempre e comunque fa il resto, soffocando inutili clamori. I premi non migliorano, semmai uniscono, sono portatori sani di entusiasmo comune per chi lavora ad un progetto. Unico errore che si può fare è avere la presunzione che 20/30 targhe ti rendano quello che sei. Quello che sei, come maturità artistica, non c’è nessun premio che potrà mai spiegarlo o giustificarlo a pieno.

– Ha ancora senso voler fare il regista in Italia?

Ha ancora senso raccontare delle storie ai bambini? Credo di sì, affinché possano crescere con uno dei doni più belli che qualche dio c’ha concesso. L’immaginazione.

– Domanda di rito: un bilancio del 2013 e i progetti per il 2014.

Anno bellissimo, ho avuto molti set interessanti, anche se devo ammettere di aver letto poco e questa cosa mi innervosisce. Il 2014 si presenta bene, pare riesca a dormire con più facilità e sono in post produzione con Niente. Niente non parla di ipocrisia. Niente è un cazzotto nello stomaco mentre prendi fiato. C’è la verità infondo alla volontà di voler raccontare fortemente la storia di questa famiglia di medio-basso ceto sociale, e la verità non è mai giusto contornarla di fiori profumati affinché diventi efficace.

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– Una volta hanno chiesto a Luigi Tenco perché le sue canzoni fossero tutte tristi e la sua risposta è stata “perché quando sono felice esco”. Cosa fa Alessandro Porzio quando è felice? E quando è triste?

Riesco molto più a godere della tristezza. O perlomeno ad accorgermi di avercela addosso. La felicità mi sfugge quasi sempre, ed è uno di quei sapori che ricordi vagamente. Ma c’è. Quando sono triste scrivo. Quando sono felice, scrivo immaginandomi triste.

E infine… il Cineclan game! Dicci 3 film, 3 libri, 3 canzoni e 3 serie tv che hanno influenzato la tua vita e che vorresti consigliare ai lettori di Cineclan.

Te ne dico una per ogni tua richiesta, escluse le serie tv che guardo poco se non niente: Lo scafandro e la farfalla di Julian Snabhel, Petrolio di Pierpaolo Pasolini e Smisurata preghiera di Fabrizio De Andrè.

E ringraziando Alessandro per questa splendida chiacchierata (ci mancava fare quattro chiacchiere con Porzio!), vi diamo appuntamento alla prossima settimana…sperando che voi siate ancora là a leggerci. Passo e chiudo!

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