I see the words on a rocking horse of time…ovvero…di sorellanza, amore, odio e Out of the furnace

Io non so cosa voglia dire essere figlia unica o meglio, lo sono stata solo per 16 mesi, quindi non è che abbia tutta sta caterva di ricordi, quindi non lo so…ignoro cosa voglia dire essere figlia unica. La mia vita ha sempre avuto le dimensioni della sorellanza ovvero “du sor is megl che uan”! Ecco da chi ho preso il gusto della reiterazione! Da Madre e Padre…dannata genetica! Tutta la mia esistenza è stata “ingabbiata” da questa definizione: “sorella”…perché non bastava essere la figlia di e la nipote di…no, aggiungiamoci anche la sorella di, giusto per non farci mancare nulla…non sia mai!
Narra la leggenda che in occasione della nascita della prima sorella io abbia già fatto sfoggio della mia misantropia: le fonti affermano che io sia entrata nella camera d’ospedale di Madre, abbia guardato nella culla e sia uscita schifata dalla stanza. 16 mesi, signori! Ma non era cattiveria la mia, ma solo profonda consapevolezza che la mia vita era irreversibilmente cambiata…in meglio o in peggio non l’ho ancora capito!
Con la seconda (sorella) è stato diverso…ero in piena fase preadolescenziale quando è nata…sì, sì, lo so, i miei non hanno il senso delle proporzioni, ma che ci posso fare?!?! Quindi per una sono stata quasi gemella e per l’altra una seconda madre.
Oh, quanto le ho odiate! Per avermi tolto quella “totalità” che i figli unici hanno, per avermi “responsabilizzata” troppo presto. Quanti litigi, quante mazzate ci siamo date, sì, perché le bambine si strappano i capelli e si prendono a calci come i maschi! Quanti pianti, quanta invidia per quell’amore che sentivo mi avessero rubato. Eppure…eppure non so cosa sarebbero state le mie notti senza la piccola che pretendeva di guardare Gli Aristogatti e Grease fino alle 3 del mattino. Eppure non so cosa sarebbero stati i miei ritorni a casa senza Il Re Leone guardato con loro ballando la hula. Non so cosa sarebbe stato di me se non avessi imparato a pogare con loro con la musica dei Gummi!
Io le posso odiare ma il mondo no, io le posso insultare e anche malamente, ma nessuno me le deve toccare…è un sentimento viscerale che ti stringe le budella nel bene e nel male. E anche se oramai hanno ben passato la maggiore età e per il mondo sono “adulte”, per me sono ancora due teste calde da proteggere soprattutto da loro stesse…che poi non ci sia nessuna sorella maggiore a proteggere me…beh, io ho sempre voluto un fratello maggiore, quindi…non sempre si può avere quello che si vuole.

Sarà per tutto questo che a me Out of the furnace mi ha sconvolto le budella e mi ha commosso? Forse…aiutato anche dalla presenza di Christian Bale in stato di grazia…e quando mai quell’uomo non lo è?!

Locandina (1)

Scritto e diretto da Scott Cooper, già regista di quel Crazy Heart del 2009 che ha fatto vincere a Jeff Bridges Golden Globe E Oscar come Miglior Attore, il film è stato presentato in anteprima all’ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma il 12 novembre 2013, dove ha vinto il Premio Taodue Camera d’oro per la Migliore Opera Prima/Seconda.
Il ruolo di Christian Bale doveva essere interpretato da Leonardo Di Caprio che infine l’ha solo prodotto…insomma il progetto partiva bene ed è divenuto un piccolo gioiello che non riesco ancora a capire perché non sia stato considerato dai premi…forse perché uscito troppo tardi per i tempi dell’Academy…ma vi assicuro che Christian è più convincente che in American Hustle e soprattutto c’è Woody Harrelson in un ruolo da paura (in senso figurato e reale!)!
Sì, perché Cooper non indugia sull’indagine…non è quello che gli (mi) interessa, il personaggio di Curtis DeGroat (Harrelson) è il “cattivo” sin dai titoli di testa in un drive-in come tanti. No, quello che interessa a Cooper è il rapporto tra i fratelli Russell (Bale) e Rodney (Casey Affleck). Il rapporto tra due anime alla deriva, uno ex detenuto, l’altro militare in congedo. E’ questo rapporto che mi strazia, perché Russell non smetterà mai di preoccuparsi per Rodney, non smetterà mai di essere il fratello maggiore di Rodney!
E poi quella versione di Release dei Pearl Jam che ritorna come un leitmotiv…un mantra…love & tears…

Working for a living? I gave my life for this country and what’s it done for me? Huh? What’s it done for me?” (Rodney Baze Jr.)

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