“L’amore è una sorta di follia socialmente accettata”…ovvero…riflessioni su “Her” di Spike Jonze…e sull’amore…

L’amore è strano, perché agisce un po’ come gli pare. Non è MAI dove e come lo vorresti. Si lascia trovare solo quando dice lui. Ha una durata che va da zero a infinito, solo che ha un concetto di infinito tutto suo. E io mi sono innamorata. Non è la prima volta, ma è la prima volta quest’anno. Sì, mi sono innamorata di Her. Il film di Spike Jonze è amore…non solo perché è una storia d’amore, ma soprattutto perché è una profonda riflessione su questo amore 2.0, postmoderno e tecnologico.

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Sinossi: Los Angeles, in un futuro non troppo lontano. Theodore, un uomo solitario dal cuore spezzato che si guadagna da vivere scrivendo lettere “personali” per gli altri, acquista un sistema informatico di nuova generazione progettato per soddisfare tutte le esigenze dell’utente. Il nome della voce del sistema operativo è Samantha, che si dimostra sensibile, profonda e divertente. Il rapporto di Theodore e Samantha crescerà e l’amicizia si trasformerà in amore ma… (Coming Soon)

Cosa chiediamo all’amore? Ecco la domanda, quella vera, quella a cui forse non sappiamo rispondere e mai sapremo farlo.
Oltre dieci anni fa ho dovuto studiare per un esame di sociologia un testo che affermava che vi sono sostanziali differenze tra innamoramento e amore. Allora l’ho trovata una grandissima stronzata, oggi forse ho capito che innamorarsi è semplice, amare ben più complesso. Innamorarsi è scoprire, amare è costruire. Ecco perché credo che Theodore non ami Samantha, ne sia solo innamorato. Ed è in questa semplice differenza che sta la bellezza di Her.
Theodore è uno scrittore. Scrive lettere d’amore su commissione. DI qualsiasi tipo d’amore. Lavora con una tale empatia da essere il migliore nel suo campo, ma al di fuori del suo ufficio, nella vita vera, Theodore vive praticamente solo, tenendo a debita distanza anche i pochi amici che ha. Non è un anaffettivo, ha solo paura. Paura di amare di nuovo.

Sometimes I think I’ve felt everything I’m ever gonna feel. And from here on out I’m not gonna feel anything new. Just lesser versions of what I’ve already felt.spike-jonze-trailer-273232

Come puoi riprendere le fila della tua vita quando hai condiviso la maggior parte di essa con una persona che ora è andata via? Theodore è stato felice, solo che ora crede di non esserne più capace. E quando la sua paura incontra la paura di un altro essere umano, queste si infrangono tra loro e si separarono irrimediabilmente. Però Theodore non ha paura di Samantha, perché sa che non è reale. Ecco perché si lascia andare e riscopre il sorriso, il gusto delle semplici cose come trascorrere una giornata al mare o giocare come bambini.
Cosa sta cercando Theodore? Quello che cerchiamo tutti…solo un po’ di comprensione…ecco cosa cerchiamo nell’amore, una comprensione che ci sfiori la pelle e ci faccia il solletico.
La tecnologia ci aiuta nella ricerca della comprensione, perché ci permette di “connetterci” con il mondo, di trovare quella famosa persona tra miliardi di persone che ci comprenda, ma a volte ci allontana da coloro che respirano la nostra stessa aria.
Siamo animali, non dimentichiamolo mai! Le nostre emozioni non sono solo cerebrali, ma sono soprattutto odori, sapori, pelle che si sfiora, sguardi che si intrecciano, il calore di un corpo a contatto con il nostro.
C’è una scena all’inizio di Shame (Steve McQueen, 2011), in cui Brandon è in metropolitana e guarda una donna seduta dinanzi a lui. Quella è seduzione, lo sappiamo, ma è reale, è fisica. Anche Theodore usa spesso la metropolitana, ma non si guarda mai attorno. Il suo sguardo non vaga mai alla ricerca di un altro sguardo. Brandon usa la tecnologia e il sesso come palliativo alla propria carenza d’amore per mettere a tacere i propri demoni. Theodore usa Samantha. Due solitudini, due carenze d’amore, due differenti “antidoti”, ma sono davvero così diversi Theodore e Brandon?

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La storia di Spike Jonze è un mix preciso e melodrammatico di regia, fotografia, sceneggiatura, musica (gli Arcade Fire spaccano,sapevatelo!), ma soprattutto si regge sulle spalle di un Joaquin Phoenix in stato di grazia, facendoci rodere il culo per la sua mancata nomination all’Oscar!

Un consiglio spassionato: noi di Cineclan non siamo esterofili, è solo che abbiamo un profondo amore per il cinema, ma soprattutto un profondo rispetto e una profonda stima per gli attori e il loro lavoro, quindi vi consigliamo di guardare il film (se ne avete la possibilità…) in lingua originale, perché mai come nel caso di Her il doppiaggio rappresenta la totale mancanza di rispetto per la professionalità attoriale. Il personaggio di Samantha è costituito solo dalla sua voce, alla quale Scarlett Johansson ha saputo infondere una tale dolcezza e ingenuità e comprensione che è disumano e osceno annullare la sua prestazione con il doppiaggio. A maggior ragione perché è stata premiata come Miglior Interprete Femminile proprio per il ruolo di Samantha allo scorso Festival Internazionale del Film di Roma…solo noi vediamo del surreale in tutto questo?!?!

“Il passato è solo una storia che ci raccontiamo.” (Samantha)

Ps. Grazie a VivoInTempiBui e a Té verde e nuvole per avermi aiutata a “riflettere” con i loro post e a scrivere anche solo una piccola parte dei profondi sentimenti che Her ha portato alla luce.

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9 risposte a ““L’amore è una sorta di follia socialmente accettata”…ovvero…riflessioni su “Her” di Spike Jonze…e sull’amore…

  1. Grazie a te per avermi consigliato due bei film da vedere! Sono nel giusto periodo per concedermi una riflessione approfondita sul tema 🙂

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