All my life I was never there,just a ghost running scared…ovvero…recensione a margine di “Dallas Buyers Club”

Premessa: nonostante io sia una persona polemica, molto polemica, questo post non ha nessuna intenzione di essere polemico, soprattutto perché a me Dallas Buyers Club è piaciuto e anche parecchio, nonostante la presenza di menasfiga (Jared Leto), ma non posso esimermi dallo stupirmi (non dico “indignarmi”, perché sarebbe polemico!) dinanzi alle rimostranze delle fan di menasfiga per la distribuzione “ridotta” del film nelle sale italiane…150 copie su territorio nazionale per un film indipendente di un regista semi sconosciuto (Jean-Marc Vallée) su un tema così drammatico sono grasso che cola, belle mie!La Good Films c’ha creduto fin troppo, assumendosi un bel rischio d’impresa nella promozione e distribuzione di questo film!

Ricordiamoci sempre che il cinema è pur sempre un’industria basata su un bene che in termini economici si definisce “bene esperienza” ovvero un bene di cui si stabilisce il vero valore di mercato solo dopo che lo si è esperito, usato! Il valore di mercato di un film non si stabilisce in base ai costi di produzione (costi fissi, ricordiamolo, altrimenti il film non esisterebbe!) o ai premi vinti, ma in base al numero di spettatori. Zalone o Avatar potevano permettersi di uscire in oltre 1000 copie, Dallas Buyers Club no! C’è un film meraviglioso, presentato sempre al Festival del Cinema di Roma 2013 come DBC, che si intitola Out of the Furnace con Christian Bale che non è uscito in sala in Italia e non uscirà forse mai, nonostante il premio come Miglior Opera Seconda vinta dal regista che ha diretto anche  Crazy Heart per il quale Jeff Bridges ha vinto l’Oscar come Miglior Attore Protagonista nel 2010 con l’Oscar per la Migliore Canzone per The Weary Kind! Quindi, ringraziate gli dei antichi e nuovi per queste 150 copie e andate a vederlo in questo primo weekend!

Noi di Cineclan siamo i primi a batterci per il cinema indipendente e di qualità, ma mantenendo sempre la giusta prospettiva sul mercato. Detto questo, parliamo del film!

dallas-buyers-club-locandina-italiana

SinossiDallas Buyers Club racconta la storia vera di Ron Woodroof, un elettricista/cowboy ribelle del Texas al quale, nel 1986, viene diagnosticato l’AIDS, con una prognosi di pochi giorni di vita. Frustrato dalla mancanza di opzioni mediche disponibili e tutt’altro che rassegnato a questa sorta di condanna a morte, Ron trova un’ancora di salvezza nei farmaci alternativi e in un mix di vitamine di sua invenzione. Entra così in contatto con altri ammalati e familiarizza con loro, superando l’iniziale omofobia e ritrovandosi al centro di un cospicuo business di contrabbando. Inizia così una tesissima partita a scacchi con la legge che vieta i farmaci da lui usati e con la polizia. (Coming Soon.it)

Dallas Buyers Club è un film paraculo, ma nella migliore accezione che possiate dare al termine “paraculo”…ce ne fossero di film così in Italia! E’ sapientemente costruito per “andare a premio”, cosa che sta puntualmente avvenendo.
Il paragone con Philadelphia viene naturale, ma nonostante la tematica sia la stessa (l’AIDS a cavallo tra Anni ’80 e ’90), i film procedono su due strade diametralmente opposte. Andrew Beckett è il tipico wasp borghese, omosessuale dichiarato e realizzato che vive in una città cosmopolita come Philadelphia che ha un valore simbolico estremamente radicato nello spirito americano. Ron Woodroof è un sottoproletario texano promiscuo, omofobo e cocainomane. La lotta di Andrew Beckett è una lotta civile per un diritto, quello alla non discriminazione. Ron Woodroof lotta per la propria vita! La posizione sociale di Andrew Beckett gli permette di accedere a quelle cure da cui Ron Woodroof è escluso. Philadelphia non menziona mai le lobby farmaceutiche statunitensi. Dallas Buyers Club è un grido contro le logiche economiche e politiche dell’industria farmaceutica. Se Andrew Beckett scopre il pregiudizio, Ron Woodroof lo estirpa da se stesso.
Insomma, Dallas Buyers Club è una storia di redenzione attraverso una lotta per la sopravvivenza che porterà Ron a vivere altri anni dalla prima diagnosi che gli dava solo 30 giorni di vita!

Il film è totalmente sulle spalle di Matthew McConaughey che ha fortemente voluto realizzare il progetto e che si è sottoposto a un duro dimagrimento per fare proprio Ron. Forse la regia indugia troppo proprio sul suo protagonista, ma ha il merito di non renderlo mai smaccatamente simpatico. Apprezzabile la metafora del rodeo a inizio e fine film, perché la malattia, ma soprattutto la vita sono un toro da domare e vince chi riesce a stare più tempo in sella.

Personalmente sono due le scene in cui il film ha scalfito maggiormente il mio cuore: un primo piano di Ron che piange disperato in macchina, perché è l’unica volta in cui lo vediamo cedere, lo vediamo “umano”, di quell’umanità sola e spaventata di cui siamo fatti anche noi. La seconda ha per protagonista Rayon, il trasgender sieropositivo interpretato da Jared Leto, ed è un confronto, l’ultimo, con il padre. Queste due scene sono le migliori, a mio avviso, perché finalmente Ron e Rayon smettono i panni dei “personaggi”, fanno cadere la maschera del ruolo e divengono umani, diventano “persone”.

Sicuramente McConaughey e menasfiga vinceranno entrambi alla prossima cerimonia degli Oscar, secondo una logica per cui il “trasformismo” fisico paga sempre, ma la mia speranza da fangirl è l’ultima a morire!

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11 risposte a “All my life I was never there,just a ghost running scared…ovvero…recensione a margine di “Dallas Buyers Club”

  1. Il paragone con Philadelphia è stata esattamente la prima cosa che mi è venuta in mente subito dopo aver visto il film, anche se, come spieghi benissimo tu, è un paragone che non regge molto alla luce delle enormi differenze nella trattazione del tema principale e dei personaggi.
    Le polemiche poi ci stanno e ben vengano, se costruttive… il problema è che avendo a che fare con schiere di fangirl accanite ogni parola “non favorevole” diventa fin troppo spesso oggetto di una guerra estremista ad oltranza, in cui ogni commento o critica va estirpato ad ogni costo, tutto va considerato perfetto ed insindacabile (con logiche da “paraocchi” che non stanno né in cielo né in terra), e la gente finisce per insultarsi a vicenda invece di parlare del film…

    • Anch’io sono una fangirl accanita e alquanto polemica,ma non mi schiero aprioristicamente per partito preso.
      Sai benissimo quanto io ami,veneri e adori Leonardo Di Caprio,ma anche se vorrei che fosse lui a vincere l’Oscar,non me ne vado in giro a dire “ah,quella merda di McConaughey”!Quindi pretendo che anche gli altri abbiano un minimo di obiettività per giudicare le cose,anche perché per il 90% delle volte è questione di ignoranza e non lo considero un insulto,ma un dato di fatto di quando qualcuno ignora qualcosa.

      • Concordo in pieno: fangirlare va benissimo ed io sono la prima a farlo, ma ciò non implica una totale perdita della capacità di giudizio!
        Io di insulti per questo DBC, invece, me ne sono presi parecchi, anche solo per aver detto che preferirei vedere l’Oscar nelle mani di Fassbender!
        Gente che mi ha dato della stronza, della cinica e dell’insensibile perché secondo loro non riesco a “percepire la poesia” nel personaggio e nell’interpretazione di Rayon… E poi gente che non aveva nemmeno visto il film che mi ha scritto papiri lunghissimi perché si è sentita offesa(!) ed indignata(!) dalle mie parole d’odio(!!!) contro Leto.
        Robe dell’altro mondo, veramente…
        Se mai riuscirò a trovare un attimo di tempo devo assolutamente raccogliere tutto in un post, che ci facciamo due risate…

      • Ecco perché io a volte poi divento una iena,perché a certa gente andrebbero tolti i diritti civili per evitare che inquinino il mondo con le loro stronzate!
        Per non parlare poi di quelli che parlano dei film senza averli visti!Che odio!
        Sì,tesoro,meglio riderci su e andare avanti,perché non meritano neanche la nostra attenzione!

  2. il film ancora non l’ho visto (provvederò) ma ribadisco che anche se su questo film McConaughey è strepitoso come dicono (ci credo poco)… non sarà mai all’altezza di DiCaprio… per McConaughey è troppo pure il Telegatto…

    • Sai che ogni fangirl di Leo qui è benvenuta ed entra a far parte di una setta,vero?
      Io venero Leo e McConaughey qui è bravo,ma come ho scritto,è un film pensato per vincere…e anche i critici veri (quelli seri,mica io che sono una dilettante allo sbaraglio) lo dicono…

  3. Da quello che ho letto del film infatti, mi sa tanto una furbata (ben fatta, ma una furbata) acchiappa Oscar… Sì lo ammetto sono una fan di Leo da quando faceva “genitori in blue jeans… siamo praticamente cresciti insieme 😀 ma non lo dire a nessuno! 😀 😀

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