Caro John Elkann,ti scrivo…ovvero…ogni tanto (spesso) vai in vacanza che è meglio!

Caro John,

sì, ti do del tu, perché sinceramente non mi incuti quel timore reverenziale che mi porterebbe a darti del lei e a chiamarti dottore, nonostante le mie origini terrone.
Ti scrivo perché in questi giorni si parla tanto di te e del tuo fantastico corso “motivazionale” per i giovani italiani della mia generazione e volevo chiederti un consiglio raccontandoti la mia storia.

Sono andata via di casa a 19 anni per studiare a Milano. Non ringrazierò mai abbastanza i miei genitori per gli enormi sacrifici che hanno dovuto affrontare per permettermi di studiare fuori sede e presso una delle migliori università che, a mio modesto parere, esistono oggi in Italia, nonostante siano delle persone normalissime con altre due figlie a carico e in età scolare. Mentre studiavo ho iniziato a lavorare…nulla di serio, lavoretti part time saltuari per avere un po’ d’indipendenza e per alleggerire il carico economico della mia famiglia, nonostante mio padre fosse fortemente contrario, perché dovevo pensare solo a studiare. Mi sono laureata e grazie a una riforma universitaria alquanto discutibile ho cambiato ateneo, sono passata a un’università statale, perché non me la sentivo di continuare a pesare sulle spalle dei miei genitori in maniera così pesante…il risultato? L’ennesima discussione con mio padre che non mi ha ancora perdonato quella scelta. Sono stata a Bologna, tra alti e bassi, e poi è iniziata la vera grande ricerca: quella di un lavoro, il lavoro della vita. Non un posto fisso, sia chiaro, la produzione cinematografica non è un lavoro da posto fisso e cartellino per 40 anni e 6 mesi di contributi. Mi sono iscritta a tutti i siti possibili e immaginabili, a tutte le agenzie interinali, intanto davo ripetizioni per sopravvivere. 10 mesi di ricerche e di tentennamenti, fino a quando non trovo l’annuncio di uno stage in una casa di produzione cinematografica di Roma. Ecco, mi sono detta, forse questa è la volta buona! Vado a Roma, faccio il colloquio e ricevo una telefonata: “abbiamo scelto te”! In due settimane mi sono trasferita a Roma, sempre con l’appoggio dei miei, perché ho dimenticato di dirti che lo stage era non retribuito, ma non focalizziamoci sui dettagli, vero?! Inizio la mia vita romana carica di entusiasmo, ma sempre con un occhio al portafoglio, perché lo stage non retribuito (con pasti e mezzi di trasporto a mio carico ovvio!) non mi permetteva neanche di trovarmi un lavoretto per tirare a campare, perché sapevo quando entravo in ufficio (alle 9.30 del mattino con telefonata del capo alle 9.31 per controllare che ci fosse qualcuno in ufficio!), ma non quando sarei uscita, nonostante l’orario ufficiale fosse le 19.30. Ma ero felice così, perché avrei potuto finalmente mettermi alla prova, imparare sul campo! Certo, imparare come si fanno le fotocopie, come si cambia il toner della fotocopiatrice, come si fanno i caffè, come si fa il pony express in giro per Roma con i mezzi pubblici, come si vanno a comprare i biglietti per Avatar presso un cinema all’altro capo della città e portarli a casa del mio capo! Il risultato? Tutto quello che ho imparato, l’ho “rubato” con gli occhi e con le orecchie, poche persone mi hanno davvero insegnato qualcosa, ma sempre fuori dal cosiddetto “orario d’ufficio”. Morale della favola? Dopo 6 mesi (senza percepire un euro!), mi chiedono se voglio lavorare ad un film. A rimborso spese, ovvio, mica collocata! Accetto, perché mi sembrava un sogno che finalmente si avverava. La realizzazione e il giusto premio per i mesi di duro lavoro! E’ stata una delle esperienze più belle della mia vita, ma nessuno mi aveva parlato delle umiliazioni che avrei dovuto sopportare, dei pianti del venerdì a fine set, delle rinunce e dei compromessi a cui mi sarei dovuta piegare, della bile che avrei dovuto mandar giù tra un pick up e l’altro, ma era il mio sogno, ho stretto i denti e sono andata avanti. La grande sorpresa però è arrivata quando siamo tornati in ufficio. Vengo nuovamente chiamata e nella mia mente sognatrice mi aspettavo già una nuova proposta e invece…”possiamo tenerti fino a febbraio (eravamo a fine ottobre) a 600 euro al mese (a nero!)”. Nuovamente mi ritrovo ad accettare…in fin dei conti, da 0 a 600 euro è un bel passo in avanti, considerando che l’affitto di una camera mi costava 400 euro al mese e arrivavo a 500 euro aggiungendoci anche le bollette! Allora mi rimetto alla ricerca di un lavoro, mentre quei mesi passano velocissimi. Mando nuovamente curriculum, faccio colloqui e il 1° marzo mi ritrovo a fare la babysitter full time…in qualche modo dovevo mangiare, no?!
Faccio la babysitter, lavoro in ufficio e in un call center, mentre continuo a mandare curriculum, mentre continuo a fare colloqui…e allora cosa fa una pazza sognatrice come me? Si mette in proprio ovvio! Finalmente mi assumo il cosiddetto “rischio d’impresa” ma con un’associazione culturale, perché ho solo i 300 euro per quella, di capitale sociale non se ne parla, perché anche a voler chiedere un prestito in banca non ho garanzie o una busta paga, ma continuo a stringere i denti e a fare 3 lavori, dormendo 4 ore a notte e mangiando quello che capita.
Realizzo i miei primi lavori, applicando il mio concetto di “produzione creativa” e a quanto pare il metodo funziona, grazie anche alla mia dote principale…il talento riesco a scorgerlo a km di distanza! Arrivano i primi premi in giro per l’Italia e durante le premiazioni mi faccio sempre piccola piccola, perché non mi sembra vero, perché è troppo bello per essere vero! Di stipendi personali non se ne parla ovviamente, ma sono sacrifici che so porteranno frutti futuri! E allora i sogni si fanno più grandi e si tenta di aumentare i budget, ma tra “patti di stabilità”, “progetti non in linea con la politica aziendale”, “ma non c’è nessuno di famoso nel cast?” e “eh, ma io non ti conosco”, tutto si ferma, si arena…e allora vado a lavorare in un call center dell’Acea: 8 ore al giorno a farmi insultare telefonicamente da utenti incazzati come delle bisce impazzite! Certo, ci sono anche io con i miei difetti e le mie scelte sbagliate, i miei errori, mica è totalmente colpa della crisi economica!

Solo che ora mi ritrovo a 32 anni a dover vivere nuovamente con i miei dopo 13 anni di indipendenza, perché non posso permettermi di vivere da sola e ti assicuro che io a casa NON sto affatto bene! Tu cosa mi consigli di fare?

Io un consiglio per te l’avrei, ma non vorrei apparirti pretenziosa dal basso della mia disoccupazione. Posso? Beh, posso solo dirti di assumere un buon ufficio stampa, uno di quelli che abbia un minimo di conoscenza non solo della situazione politica ed economica, ma soprattutto sociale dell’Italia, perché spesso bisogna collegare il cervello alla bocca prima di darle fiato! E se questo non ti basta, ti racconto l’ultimo aneddoto: la risposta a tutte le domande della vita io l’ho trovata a 3 anni. Era una calda giornata d’estate e quella santa di mia madre mi spingeva in tondo sulla veranda. Cavalcavo una bici con le rotelle alta il doppio di me (sai, noi famiglie piccolo-borghese siamo previdenti…pensiamo sempre alla “crescenza” nel fare i regali!). La maieutica, colei che avrebbe rivelato al mondo il mio potenziale, aveva i panni della dirimpettaia che, come il ruolo impone, un piattino di fatti propri proprio non era capace di farselo. Ed eccola, la fatidica domanda: “Penny, dove vai con quella bella bicicletta?” Silenzio. La domanda fu posta 3 volte senza ricevere risposta, prima che la sottoscritta, dall’alto della sua bassezza bionda, si fermasse e rispondesse candidamente “A fare in culo!”
Ecco, John, con tutto il rispetto, vedi di andare anche tu sentitamente a fare in culo!

Cordialmente tua,

Penny Lane

coppia-bicicletta

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5 risposte a “Caro John Elkann,ti scrivo…ovvero…ogni tanto (spesso) vai in vacanza che è meglio!

  1. Penny, ho letto con piacere questo post, perchè sapere che ci sono persone che hanno ancora voglia di lottare e rimboccarsi le maniche è l’unica cosa che mi fa sperare per il futuro di questo paese disgraziato.
    Mi complimento per la tua tenacia e ti invito a tenere duro e a considerare questo passo indietro (tornare a casa dei tuoi genitori) non come una sconfitta, ma come il passo necessario al fine di avere la rincorsa sufficiente per spiccare veramente il volo.
    Un abbraccio!!!!!

    • Grazie mille! Non ho scritto questa lettera per lamentarmi,ma solo per far comprendere a gente che non sa nulla della vita vera che la nostra generazione ha molto da dare e nessuno che l’ascolti!
      Grazie ancora!

      • Il problema della classe dirigente attuale é proprio questo. Vivono totalmente scollegati dalla realtà, non sanno veramente in che condizioni vivono le persone. Un tempo si facevano sacrifici per inseguire i propri sogni e le proprie speranze, mentre ora si fanno solo per sopravvivere.

      • Ecco perché ima delle mie frasi preferite di “12 Years a Slave” è “io non voglio sopravvivere,io voglio vivere”,perché quel film è di un’attualità sorprendente,nonostante sia un film “storico”.

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