You better believe it right now…ovvero…di Bertolucci,The Dreamers e prove d’amore

Forse è perché sono una donna, ma la mia vita è costellata di uomini. Alcuni sono andati via, altri sono ancora qui, ma tutti nel bene e nel male compongono il mosaico del mio cuore. Ma ce n’è uno che forse ha avuto (a sua insaputa, porello…) un ruolo fondamentale nella mia “educazione sentimentale”. Quest’uomo è Bernardo Bertolucci. Forse senza di lui non avrei amato il cinema. Non avrei studiato cinema.  Non avrei mai scritto di cinema. Oggi è il suo compleanno e voglio festeggiarlo così, con la prima recensione che io abbia mai scritto. Una recensione scritta 11 anni fa, una piccola recensione da cui avrei poi preso spunto per scrivere la mia “opera” migliore (modestia, portami via!), la mia tesi di laurea su una parte del suo cinema ovvero Il Paradigma del Mito. Rispecchiamento, identificazione e conflitto nel cinema di Bertolucci.

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«Non esiste l’amore, esistono solo prove d’amore», afferma Isabelle, e cos’è The Dreamers se non un magnifico manifesto sull’amore, sul cinema, sull’amore per il cinema? Come un abile ragno, Bertolucci intesse la sua tela narrativa attorno a questa frase che ossessivamente ritorna in tutti i suoi film. La cinefilia è una prova d’amore totalizzante e ogni citazione, implicita o esplicita che sia, ne è la testimonianza. Nel buio della sala cinematografica i cinefili di Bertolucci osservano e sono in/consapevolmente osservati, ma soprattutto sognano. Schermati dal mondo, i malati di cinema sognano i sogni e li vivono facendoli divenire realtà. Che sia battere il record della visita più breve al Louvre di Bande à part, il rito d’iniziazione per divenire “uno di noi” di Freaks, lo strillo di Patrizia di A’ bout de souffle, il sogno di Matthew, Théo e Isabelle è reale e presente come il cinema. Un sogno destinato a infrangersi nell’inevitabile aut-aut dell’adolescenza. Non vi è compromesso, è inevitabile operare una scelta, poiché scegliere è conoscere. Allora, Chaplin o Keaton? Hendrix o Clapton? Sogno o realtà? Spettatori del mondo o attori della vita?
Ma il film di Bertolucci non è solo cinefilia, un puro esercizio formale di stile. E’ un film materico,“tattile”, fatto di corpi, di cose da toccare. Le mani compiono un percorso conoscitivo sui corpi simile a quello compiuto dallo sguardo. I tre ragazzi toccano tutto ciò che a loro è permesso toccare: sperma, sangue, lacrime, carne, tutto è nuovo e sconosciuto per questi “bambini che giocano a fare i grandi” specularmene agli adulti che tornano a essere bambini di Ultimo tango a Parigi. Paul e Jeanne; Matthew, Théo e Isabelle: corpi e nomi di due storie che si osservano attraverso un vetro smerigliato. La stessa Parigi, un appartamento diverso per due storie che raccontano il prologo e l’epilogo di una rivoluzione epocale, quella del ’68. In Ultimo tango un appartamento circolare, un caldo e accogliente ventre di donna; in Dreamers un labirinto buio, fatto di angoli, ostacoli, in cui è facile perdersi. The Dreamers si apre con le note stridenti di Jimi Hendrix e una carrellata verticale percorre la Tour Eiffel sino a piombare sul volto sorridente di Matthew; Ultimo tango ci dona lo stridore metallico di un treno e i tralicci della metropolitana sotto la quale il volto di Marlon Brando è contratto da una smorfia di dolore. Ultimo Tango si chiude sul corpo esanime di Paul; Dreamers termina con la celebrazione di una morte più profonda, quella dell’amore e degli ideali. Con questo film, inoltre, Bertolucci chiude idealmente la sua “trilogia sulla rivoluzione”, iniziata nel 1964 con il suo primo lungometraggio, profeticamente intitolato Prima della rivoluzione: concepimento, nascita e maturità del futuro;sogno, realtà e disillusione della rivoluzione.
La triangolazione non è solo a livello ideologico. Matthew, Théo e Isabelle formano un triangolo, al vertice del quale c’è l’ingenuo americano e non la bella e disinibita parigina. Matthew ama entrambi i suoi compagni come se fossero una sola persona. Condivide la propria anima con Théo, intavolando con lui lunghe discussioni sul cinema, sulla politica; ma solo con e attraverso Isabelle può tornare ad essere carne, ad essere corpo, ad essere uomo. La scissione tra corpo e anima non è sofferta poiché Théo e Isabelle sono “gemelli siamesi uniti per il cervello”.
The Dreamers è un sogno, un bel sogno; un piccolo dono che Bertolucci ha fatto a se stesso e a quei cinefili che in questa sala buia l’hanno visto, toccato, vissuto come fosse parte di loro; a quei cinefili i cui nomi dovrebbero “essere scritti sulle poltroncine come quelli dei registi di Hollywood erano stampigliati sugli schienali delle sedie di tela pieghevoli”.

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Ho letto ne Les Cahiers du Cinéma che un regista è come, come un guardone, un voyeur. È come se la macchina da presa fosse… il buco della serratura della porta dei tuoi genitori. E tu li spii, e sei disgustato… e ti senti in colpa… ma non puoi fare a meno di guardare. Fare i film è come un reato. Un regista è come un criminale. Dovrebbe essere illegale.” (Matthew)

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2 risposte a “You better believe it right now…ovvero…di Bertolucci,The Dreamers e prove d’amore

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