Napule è tutto nu’ suonno e a sape tutto ‘o munno,ma nun sann’ a verità…ovvero…di “Gomorra-La serie” e di Napoli

“Napoli è la più misteriosa città d’Europa, è la sola città del mondo antico che non sia perita come Ilio, come Ninive, come Babilonia. E’ la sola città del mondo che non è affondata nell’immane naufragio della civiltà antica. Napoli è una Pompei che non è mai stata sepolta. Non è una città: è un mondo. Il mondo antico, precristiano, rimasto intatto alla superficie del mondo moderno.”

(Curzio Malaparte, La Pelle)

Per me Napoli è una città mitologica. Non ci sono mai stata, forse per questo mantiene intatta per me quell’aura di misteriosa bellezza che non può essere intaccata dalla cronaca, dalle polemiche.
Credo che Napoli sia un ossimoro meraviglioso e vivente, lo specchio di questa Italia che stiamo vivendo: Napoli è antica e moderna, è orientale e occidentale, è bella e decaduta. Napoli è Napoli. E’ la musicalità della sua lingua che solo i napoletani sanno rendere a pieno. Napoli è quell’inflessione che se la prendi non puoi più liberartene. Napoli è un mondo. Napoli è il Maschio Angioino, Totò ed Eduardo. Napoli è il San Carlo ed è anche Gomorra-La serie. E non credo sia un caso che Gomorra sia qualitativamente la miglior serie tv prodotta in Italia.

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Le polemiche di questi giorni successivi alla messa in onda dei primi due episodi sono vuote, sterili, la conferma di un’Italia triste e provinciale di democristiana memoria secondo la quale “i panni sporchi si lavano in casa”. La cattiva pubblicità di Napoli e dell’Italia che secondo quelli che ben pensano la serie avrebbe mostrato al mondo (dopo il libro di Saviano e il film di Garrone n.d.r.) non è nulla in confronto  alla cronaca quotidiana di un Paese (il nostro) ormai finito. E la cattiva pubblicità attuata (in)consapevolmente dai nostri governi, da Berlusconi, dai politici arrestati un giorno sì e l’altro pure, dal femminicidio quotidiano, dalla corruzione come stile di vita, dal nepotismo e dai baroni dell’università, dai diritti civili negati agli omosessuali? Quella non è cattiva pubblicità, vero?

Manifesti-contro-Gomorra_IlMattinoTutto deve divenire una polemica in Italia e non “purché se ne parli”, ma “purché si parli”. Chiacchiere vuote che non si soffermano però sul tessuto produttivo e connettivo che Gomorra-La serie mette in moto (e in scena).

Una produzione trasversale tra cinema (Fandango e Cattleya) e tv (Sky Atlantic e La7). Oltre 200 giorni di riprese (senza considerare pre e post produzione) che vuol dire lavoro e investimenti sul territorio. Una costruzione articolata e approfondita dei personaggi, dei luoghi e delle dinamiche interne all’impianto narrativo. Una struttura melodrammatica del racconto secondo la più nobile accezione del termine (ricordate Verdi). La mescolanza di topoi narrativi ma anche culturali italiani come la commistione tra sacro e profano, la centralità della famiglia, la quotidianità e il ruolo della donna. Un cast privo di volti noti ma di impatto emotivo. Una fotografia scura e tagliente.
Ma queste sono inezie per voi benpensanti, vero? Questi dettagli non vi permetterebbero di parlare a vanvera, vero? Perché parlare dei meriti quando parlare dei demeriti è più soddisfacente per il vostro ego ipertrofico e bieco?

Ecco perché non vi è piaciuto La Grande Bellezza. Ecco perché non avete capito la dedica a Maradona di Sorrentino. Ecco perché non vi piace Gomorra-La serie.

“Non potete capire Napoli, non capirete mai Napoli!”

(Curzio Malaparte, La Pelle)

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5 risposte a “Napule è tutto nu’ suonno e a sape tutto ‘o munno,ma nun sann’ a verità…ovvero…di “Gomorra-La serie” e di Napoli

  1. Finalmente ho letto il tuo bellissimo post e finalmente, proprio qualche minuto fa, ho finto di guardare la prima stagione di Gomorra.
    Che dire, io sono d’accordo con te su tutto, da napoletana posso assicurarti che non mi sono affatto sentita offesa da ciò che ho visto e MAI, non una sola volta, ho pensato che la realtà di Napoli fosse solo quella dei clan camorristici. Ovvio è che se una serie ha come tema la camorra non si può certo palare di giardinaggio, è come se ne I Soprano non si parlasse di mafia ma di agricoltura. Non avrebbe senso no?
    Saviano con coraggio ha scritto molti libri in cui racconta realtà scomode e questo a suo rischio quotidiano, racconta realtà che tutti vorrebbero tacere e che nessuno vorrebbe ammettere ma che sono sempre lì, vive, attive. E’ stato fortemente criticato, sempre e comunque, ma da chi secondo voi? Tutta questa assurdissima polemica su questa serie la trovo futile.
    Trovo sia un telefilm (posso finalmente usare questa parola per un prodotto italiano), fatto e sviluppato egregiamente, non mi sembrava nemmeno di produzione nostrana, questo è il grande passo. Non dimentichiamo il Cliffhanger finale, e quando mai se ne sono visti nelle serie italiane?MAI!
    Niente finisce a tarallucci e vino, per una volta, e niente finisce; c’è ancora da scoprire una trama che lo spettatore non vede l’ora di conoscere, questo non è forse segno di aver fatto un buon lavoro?

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