And it’s always been the same, same old story… Ovvero… C’è un muro e continuerà sempre a esserci…

Ci sarà sempre un muro tra mio padre e me. Siamo come due rette parallele destinate a non incontrarsi mai. Due universi convergenti ma contrari. Due mondi spazio-temporali agli antipodi.
E non può accusarmi di non averci provato.  C’ho provato tante di quelle volte e in tanti di quei modi da poterci scrivere un manuale  ovvero “Come far capire a tuo padre perché fai cinema”.

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È difficile, se non lo fai, capire perché una si ostini a fare un lavoro ai limiti della follia, mal pagato e bistrattato. Lo capisco. Come puoi capire una che per due lire si fa 90 km al giorno per andare in ufficio? Come puoi capire una che torna a casa praticamente solo per dormire? Come puoi capire una che è al telefono anche durante le feste comandate? Come puoi capire una che ha basato la sua dieta su caffè e panini?
Non puoi capirlo, lo so.
Sarebbe come spiegare l’essere innamorati. Sarebbe come spiegare perché ti commuovi guardando Opie che picchia lo sceriffo per farsi arrestare con Jax in Sons of Anarchy. Sarebbe come spiegare perché avresti voglia di chiamare Gaiman dopo aver letto Neverwhere.
Sarebbe come spiegare perché i 24 squilli di telefono all’inizio di C’era una volta in America ti sconvolgono l’anima a ogni visione.
Sarebbe come spiegare cos’è il priscio.
Il priscio non puoi spiegarlo. È quell’estasi che si impossessa di te quando scopri qualcosa che prima non sapevi o non credevi esistesse. Il priscio è un nuovo album dei Foo Fighters. Il priscio è aspettare il nuovo film di Malick. Il priscio è Once more, with feeling di Buffy.
Il priscio è priscio e se non lo vivi, non puoi capirlo. Se mi capisci, allora sai…

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6 risposte a “And it’s always been the same, same old story… Ovvero… C’è un muro e continuerà sempre a esserci…

  1. Tanto ci sarà sempre qualcuno che non lo capirà. E non importa quanto ti farai il culo. Si ridurrà sempre tutto a ‘sì ma ti pagano?’ E dalla risposta verrà valutato il valore di quello che fai. Parlo per esperienza. Più editoriale che cinematografica ma il succo non cambia. Non puoi spiegare perché lo fai e, forse, alla fine, va bene anche così. Perché non si devono dare spiegazioni. Non ci si deve giustificare. Perché tanto non c’è spiegazione che regga agli occhi di chi quella cosa lì non ce l’ha. Quel sentire che ti ripaga delle ore di sonno e dei soldi che mancano. Quello che ti fa andare avanti comunque. Quello che ti fa pensare che ma sì, alla fine ne vale la pena. :*

  2. Io sono un padre ed ho un figlio nelle stesse condizioni. Voi non sapete spiegare cosa vi spinga ad una vita che possiamo definire fuori dall’ordinario: la passione…l’emulazione,,,l’incoscienza..?
    Io non ho voluto tarpare le ali al figlio, gli ho lasciato fare la sua strada e gli ho garantito tutti gli aiuti nelle mie possibilità ma adesso è questo che mi fa tremare. Per quanto ancora potrò vegliare da sopra come un’aquila considerando che ormai sono vecchio? Un domani avrò ancora la possibilità di intervenire se c’è bisogno d’aiuto? Questa è sicuramente la diversità tra le generazioni: voi vi preoccupate del presente perché il futuro per voi è ancora lontano, noi pensiamo al futuro perché il presente ci scappa sotto le dita.
    E’ chiaro che si tratta di due rette parallele destinate a non incontrarsi mai. Cosa fare allora? avere pazienza penso sia l’unica soluzione: noi vecchi cercando di non assillarvi e magari sfogandoci con la moglie ( che sicuramente sarà dalla vostra parte!) e voi ragazzi mettendocela tutta e sperare in un colpo di fortuna ( non è proprio il modo migliore per pianificare un avvenire). D’altra parte essere genitori vuol dire anche questo: esserci sempre.

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