Fino a quando il calcio sarà un gioco, come facciamo a diventare grandi?… Ovvero… “Il Piccolo Calciatore” di Roberto Urbani

Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare al dolore o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé.” (Nick Horby)

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E’ inutile girarci intorno. Diciamolo chiaramente… l’Italia non è un paese per documentari. Non lo siamo mai stati, nonostante piccoli barlumi isolati di speranza che si perdono nel vuoto pneumatico di un cinema che mira a essere solo intrattenimento e non strumento culturale come dovrebbe essere. E invece noi di Cineclan crediamo ancora nel cinema, quello vero, quello che colpisce la pancia e la testa, quello che racconta e mette in scena il mondo. Non solo il mondo che vorremmo, ma soprattutto il mondo per come si cela dietro il velo della quotidianità silenziosa.
E’ su questa quotidianità invisibile che muove i suoi passi Il Piccolo Calciatore, il documentario diretto da Roberto Urbani e prodotto da Terra Lontana e Zen .movie di cui vi avevamo parlato un po’ di tempo fa. Finalmente l’abbiamo visto (la nostra tattica di sfinimento porta sempre dei risultati!) e ne siamo rimasti particolarmente colpiti. Non perché avessimo dubbi sulle qualità artistiche di Roberto e della Zen .movie, ma solo perché l’argomento trattato è pur sempre di quelli spinosi, di quelli all’interno dei quali è sempre facile smarrire la strada.

Sinossi: Samuel jr ha 12 anni, gioca a calcio, è di colore. Vive in un paesino della locandina 2_30x40_compr_ilpiccolocalciatoreprovincia veronese con la madre Franca, di Verona, il padre Samuel, nigeriano, e i due fratellini, Andrea e Debbie. Ha un sogno: giocare a calcio nel grande stadio della sua città, il Bentegodi. Tra lui e il suo sogno ci sono però dei tifosi che non lo acclamano, un muro da abbattere a forza di pallonate ed una rete che gli impedisce di entrare in campo e giocare.
Raccontando la storia e i sogni di Samuel, e la realtà delle due squadre di calcio di Verona – l’Hellas Verona e il Chievo Verona – il documentario vuole indagare sullo stato di salute del calcio a proposito del razzismo e dell’integrazione razziale nella provincia di Verona, territorio spesso etichettato più di altri come razzista. Forse una vita sana e indifferente al razzismo è possibile…

Il documentario muove i primi passi raccontando questa piccola storia per poi approdare alla grande Storia, a quella nazionale, a quella odierna. A quella che parla di piccoli dolori quotidiani, di sfide per trovare il proprio posto nel mondo, nel proprio mondo. In quel mondo che è fatto da mille diversità che convivono, coesistono nel bene e nel male. E passato e presente si fondono nelle storie narrate dagli intervistati. Dalla gente comune, dagli immigrati e dagli abitanti di Verona, dagli intervistati di richiamo di Chievo e Hellas Verona. Per raccontare non solo di Samuel, ma anche di noi. Di questa nostra Italia, perché come diceva Churcill “gli Italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre.screen12_ilpiccolocalciatore_compr
Il Piccolo Calciatore mescola abilmente nei suoi 55’ fiction e documentario ad animazione. Un’animazione grezza, potente, che mette in scena il passato con le sue idiosincrasie e le sue contraddizioni. E il piccolo Samuel regge la propria storia in silenzio sulle proprie spalle. Così come Roberto Urbani mette in gioco la propria storia, i propri ricordi, perché il pregio di questo piccolo documentario sta nella verità della vita vissuta. Non è piaggeria la nostra. A differenza di altri documentari, Il Piccolo Calciatore è anche la storia di coloro che per due lunghi anni ci hanno lavorato. Di coloro che hanno saputo mantenere vivo lo scopo di raccontare come il calcio (e il cinema) possa essere davvero un aggregante sociale e culturale. Di coloro che hanno saputo raccogliere attorno a una piccola storia “invisibile” grandi collaborazioni come la Fondazione San Zeno, la prima a credere fortemente nel progetto. E ancora Astoria, il Comune di Verona, la Verona Film Commission, la Regione Veneto, l’AIC associazione italiana calciatori, il FARE football against racism in Europe, e la partecipazione del Chievo Verona e dell’Hellas Verona, fino alle piccole e per questo bellissime realtà del Valpolicella Calcio (che ha lasciato che i suoi giovanissimi giocatori venissero più volte a contatto con Roberto e con gli altri operatori), Rocca Priora Calcio, i Canarini Rocca di Papa e Tor De’ Cenci.
Per ricordarci sempre che la bellezza è negli occhi di chi guarda. Negli occhi di quei bambini che vedono nei bambini diversi solo degli altri bambini con cui giocare. Per ricordarci che la Storia non è mai solo scritta e che “Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada lì ricomincia la storia del calcio.” (Jorge Luis Borges)

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Ps. Per dire NO AL RAZZISMO, Astoria, Terra Lontana e ZEN.movie scelgono il teatro e l’intimità del camerino e di uno specchio, raccontando le sensazioni e le emozioni degli attori poco prima di entrare in scena.
La diversità non è raccontata direttamente attraverso il colore della pelle, ma attraverso la diversità di noti spettacoli e personaggi del teatro: Aspettando Godot, Il gabbiano, Sei personaggi in cerca d’autore, Cats, Otello, Ofelia, Il cigno nero sono alcune delle grandi opere e dei protagonisti del nostro teatro.
Finché la scena chiama a sé e accoglie tutti i personaggi, uniti nella stessa inquadratura, trasformando così la diversità e la solitudine in uguaglianza e in famiglia, creando un unico grande spettacolo. Lo spettacolo della vita.

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29 risposte a “Fino a quando il calcio sarà un gioco, come facciamo a diventare grandi?… Ovvero… “Il Piccolo Calciatore” di Roberto Urbani

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