We were only kids then,but that night we knew…”Steve Jobs” e le mille facce dell’amore…

Se ci fosse un solo, univoco modo di amare, forse la nostra vita sarebbe più semplice. Il messaggio trasmesso sarebbe univoco e onnicomprensivo. Non ci sarebbero fraintendimenti, non ci sarebbero incomprensioni. Sapremmo chi ci ama e chi no senza ombra di dubbio. Ma saremmo più felici? Forse no, perché l’amore è unico e molteplice, è sfaccettato e complesso, è un’illusione ottica… Ognuno vede ciò che vuole. Ognuno vi legge ciò che sa. L’amore sono le cicatrici che ci portiamo addosso. Quelle ormai solo una striscia bianca sulla pelle e quelle ancora arrossate. E l’amore racconta una storia, una storia tutta sua, non la realtà, ma la distorsione della realtà. L’amore racconta la nostra storia ma con parole proprie. L’amore racconta la propria storia. Sempre. E Steve Jobs è un film sull’amore. Non è un biopic, non è la puntuale trasposizione celebrativa della vita del fondatore della Apple dal garage al successo. No, Steve Jobs racconta l’uomo dietro il personaggio e lo fa con una profondità che commuove. Danny Boyle si affida a forse la miglior sceneggiatura mai scritta da Sorkin e all’interpretazione straordinaria (e da Oscar… Perdonaci, Leo, per averlo detto, ma è la verità) di Michael Fassbender.
Sorkin si concentra su tre avvenimenti della storia di Jobs: il lancio del Macintosh 128K nel 1984, quello del NeXT computer nel 1988 e quello dell’iMac nel 1998, senza mai raccontarli davvero, guardandoli sempre dal backstage, perché è lì che si annidano le persone e non i personaggi. Tutti siamo personaggi su un palco, ma cosa siamo, chi siamo dietro quel palco? La sceneggiatura è potente, affilata, non celebrativa, non accomodante, un cristallino meccanismo circolare che la regia di Boyle sposa con maestria e virtuosismi anche fotografici che narrano sinfonicamente di 14 anni di trionfi e sconfitte, determinazione e egocentrismo. “I musicisti suonano gli strumenti, il direttore suona l’orchestra“. 14 anni della storia di un uomo che, in un modo o nell’altro, ha cambiato la faccia del mondo per come lo conosciamo. Michael Fassbender fa proprio Steve Jobs e lo interpreta con una misura e una sofferenza talmente profonda da mettere i brividi. La paura dell’abbandono, le cicatrici del passato rivivono nello sguardo di Fassbender, uno sguardo che scruta, uno sguardo che si protegge, uno sguardo che va oltre la somiglianza fisica. La sofferenza di Steve Jobs è tutta nella rigida inadeguatezza di Fassbender nell’unico abbraccio con la figlia Lisa.
Non tutti dimostriamo l’amore allo stesso modo… C’è chi lo fa discutendo di una doppia versione di Both Sides Now e notando che c’è del rimpianto in quelle note e in quelle parole, perché si scopre di non conoscere le nuvole, la vita, l’amore, guardandoli da una diversa prospettiva… L’amore è inventarsi un acronimo che non esiste per giustificare un nome… L’amore è conservare il disegno astratto di un gioco di bambina… L’amore è una piccola mano stretta in quella del padre… E’ la promessa di mettere in tasca la musica, tutta la musica che si possa desiderare. L’amore è un sorriso e uno sguardo talmente e finalmente così aperti da portarti alle lacrime. L’amore è fare tutto ciò che amiamo e non accontentarsi mai…

“And the only way to do great work is to love what you do. If you haven’t found it yet, keep looking. Don’t settle. As with all matters of the heart, you’ll know when you find it. And, like any great relationship, it just gets better and better as the years roll on. So keep looking until you find it. Don’t settle.
Stay hungry. Stay foolish.”
(Steve Jobs)

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12 risposte a “We were only kids then,but that night we knew…”Steve Jobs” e le mille facce dell’amore…

  1. Amica mia, bello. Bello veramente.
    Devo vedermi anche questo film, c’è poco da fare… intanto mi sono visto Il ponte delle spie.
    Ma tu, come ho già detto (e ripeterò ancora), sei in una forma smagliante.

    • Ecco,amico mio, Il ponte delle spie è uno di quei film che non mi ispira parecchio,nonostante molti dicano che sia molto bello…
      “Steve Jobs” invece mi ha colpita e commossa come pochi film visti finora… Solo “Room” l’ha fatto tra tutti quelli candidati agli Oscar e visti finora…
      Non sono io in forma smagliante,è il mondo che mi circonda che mi ispira per fortuna…

      • A me è piaciuto, sarà che il tema mi piace o l’ambientazione o chissà… sai la mia passione per la guerra (non fatta, ma letta/vista).
        Devo vedermi questo “Steve Jobs”, del tuo consiglio mi fido ciecamente.
        Sei in forma smagliante e il mondo ti ispira e il risultato è ottimo!! 🙂

  2. Ho letto questa tua l’altro ieri, avrei voluto commentare subito ma stavo con lo smartphone e odio scrivere sul telefono primo perchè faccio una marea di strafalcioni, secondo perchè mi stufo e tendo ad essere fin troppo sintetico.
    Finalmente tornato in possesso di un pc (e di una tastiera qwerty come si deve…) sono subito corso a questo post per rileggerlo e infine commentarlo.
    Anche se in realtà le tue bellissime parole meriterebbero solo un inchino e un sospiro compiaciuto…
    Perchè per recensire (anche se poi questa tanto recensione non è ed è bella anche e soprattutto per questo) un film che narra la vita di un guru dell’informatica centrando il proprio discorso sull’AMORE ci vuole coraggio. Anzi no, ci vuole lungimiranza, quella propria di chi sa cogliere l’emozione che si cela dietro al fatto, la luce che fa capolino dietro lo sguardo, l’ombra che piega impercettibilmente il sorriso.
    Tu l’hai fatto. Magnificamente.
    E, mannaggia a te, mi ha messo l’insana voglia di vederlo subito, senza aspettare il dvd. E se riesco a convincere la signora a sbolognare la pargola dai nonni, domani o dopo, la porto al cinema a vedere Jobs

    PS: non succede perchè non succede, ma nel caso la signora Lapinsù non gradisse il film, poi ci parli tu, OK?????

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