Ma è un volo a planare dentro il peggiore Motel,di questa “carretera”,di questa vita-balera… Ovvero… il cinema italiano è ancora vivo e “Lo chiamavano Jeeg Robot”…

E mentre la valigia giace ancora lì vuota, io, Queen in the Angst, Mistress of Guilty Pleasure e procrastrinatrice di professione, sono qui a contenere la mia esaltazione fangirlesca dopo la visione in solitaria di Lo chiamavano Jeeg Robot! Non ricordavo neanche quando è stata l’ultima volta che sono andata al cinema da sola… E io AMO andare al cinema da sola… Non ve l’avevo detto che oltre a tutto quello di cui sopra, ho anche degli attacchi di asocialità niente male? Beh, ora lo sapete… Dicevamo… Lo chiamavano Jeeg Robot è bello, signori… Bello, bello, bello, perché è cinema, completamente e inesorabilmente cinema, è cinema italiano come non se ne vedeva da tempo… Perché è un film di genere finalmente! Perché Gabriele Mainetti mette in scena in un contesto urbano straordinario la tragedia di un eroe ridicolo (se cogliete la citazione, vi amerò di qui all’eternità), vittima degli eventi e di un contesto sociale dal quale è difficile scappare… Ed Enzo Ceccotti corre per quasi tutto il film… Corre per sfuggire alla polizia, corre per sfuggire all’orrore, corre per sfuggire a quelle grandi responsabilità che derivano da grandi poteri… Corre, Enzo Ceccotti, corre incontro al proprio destino, corre incontro al proprio dischiudersi al mondo. Ombroso, introverso, tutto ripiegato su se stesso, il personaggio di Enzo Ceccotti muta anche il fisico di Claudio Santamaria: le spalle ricurve, la pancetta, le mani ruvide e sporche. E poi c’è Alessia (un’inaspettata Ilenia Pastorelli), l’utopia di un mondo di fantasia dove il male esiste, ma può anche essere sconfitto. Il rifugio sicuro dall’orrore della vita vera. Da quella vita di periferia dove le colpe dei padri ricadono sui figli, dove sfuggire a un destino scritto dalla polvere e della terra è quasi impossibile, dove i luna park sono ricordi sbiaditi e abbandonati, ma dalla ruota panoramica il mondo è bellissimo e il vento soffia e si confonde con la risata di una donna rimasta bambina. E c’è un abbraccio che ha il potere di commuovere. Quello di due solitudini che si vedono, si comprendono e si completano. Due solitudini, due orrori, due destini che si cingono in un solo abbraccio che vale più di mille parole… Perché le parole sono fallaci, gli abbracci no. 

E poi c’è lui, Fabio, lo Zingaro, quel villain che riesce a tratti a oscurare il protagonista. Quel villain che tutti hanno paragonato al Joker di Heath Ledger e che invece tantissimo deve al Max di James Woods in C’era una volta in America. C’è la puzza della strada che a qualcuno piace e che qualcun altro vuole togliersi di dosso. C’è la volontà di cambiare il proprio destino, di fare il “salto di qualità”. La volontà di essere grandi contro tutto e tutti, contro i nemici, contro gli amici, contro lo stesso destino. C’è nello Zingaro interpretato da Luca Marinelli quel gusto scenografico dell’eccesso che aveva anche Max. C’è la visione di una vita diversa, il sogno di una vita diversa… Forse solo un’utopia da condire con la colonna sonora giusta.
E poi c’è lui, il cinema italiano che non è ancora morto, che tenta di lottare per uscire da un pigro torpore esistenziale e culturale. Il cinema italiano (forse) ha finalmente capito di dover uscire dalla comfort zone del drammatico “due camere e cucina”, perché in fin dei conti…

Che cos’è un eroe? È un individuo dotato di un grande talento e straordinario coraggio, che sa scegliere il bene al posto del male, che sacrifica se stesso per salvare per gli altri, ma soprattutto… che agisce quando ha tutto da perdere e nulla da guadagnare.

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49 risposte a “Ma è un volo a planare dentro il peggiore Motel,di questa “carretera”,di questa vita-balera… Ovvero… il cinema italiano è ancora vivo e “Lo chiamavano Jeeg Robot”…

  1. ma poi che sarà mai la valigia quando hai visto jeeg? che poi io debba ancora pronunciarmi in merito è un dettaglio, ma arriva il post, abbi fede. Tra l’altro fammi sconfiggere i germi influenzali e poi ci organizziamo per vederci ❤
    adesso anche tu ti canterai Anna Oxa e la Bertè come se non ci fosse un domani

  2. Bellissima recensione Penny! L’operoso nord-ovest in cui vivo ha deciso che non è un film che dobbiamo vedere. Prima o poi riuscirò a vederlo. Buona giornata amica, un cincin con il caffè perché sia un buon inizio di settimana 😘

  3. quanta invidia!… quanta!… non hai idea…. provinciameccanicadimerda!!!!!!!!… ggggrrrr… ma vincerò! e lo vedrò! si sta solo mettendo a dura prova la mia pazienza…
    Caffè PennyCara… un caffè por favor, che sto messa a petali bassi….

  4. Non vorrei disilluderti ma Santamaria la pancetta ce l’ha da solo, non è colpa di Ceccotti 🙂
    Sono andata a vedere il film solo perchè c’era lui, non avevo guardato nemmeno il trailer e non ero nemmeno convinta che mi sarebbe piaciuto. Ed invece l’ho amato, ho amato l’ero ma soprattutto l’antieroe

  5. Pingback: Lo chiamavano Jeeg Robot – Ali di Velluto·

  6. Non avevo letto questa recensione… latito da WP, pur essendo presente. Una cosa brutta.
    E no, non mi sono dimenticato di te! Sai a cosa mi riferisco 🙂

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