Even if the whole world is telling you to move, it is your duty to plant yourself like a tree, look them in the eye, and say, ‘No, *you* move’… Ovvero… “Captain America: Civil War” e un difetto di empatia…

I sentori di un piccolo (personale) flop erano presenti già in The Avengers: Age of Ultron, ma con Captain America: Civil War ne ho avuto la conferma… Gli Avengers non saranno MAI all’altezza degli X-Men, cinematograficamente parlando. E la ragione sta tutta in una piccola grande parola… Empatia.
Captain America: Civil War manca inesorabilmente d’empatia. La diatriba etico-morale alla base del fumetto sfiora quasi impercettibilmente il film, resta sullo sfondo, non riesce mai ad abbattere la quarta parete e a giungere in tutta la sua potenza al cuore dello spettatore. Lo zampino della Disney e la mancanza di Joss Whedon completano il quadro. Captain America: Civil War non è un brutto film, ma non esalta, non fa prendere posizione, se non in merito a un mero gusto personale.
Tralasciando la questione diritti che, giustamente, non permetteva una messa in scena della serie originale, Civil War si muove sulla superficie della potenza del tema e non lo approfondisce mai, non lo sviscera mai. Captain America appare come il solito americano intransigente e Iron Man come il solito politicante. Il tema della registrazione dei superumani investe tutto l’universo Marvel e rappresenta la chiave di volta dell’evoluzione della Casa delle Idee nell’ultimo ventennio. Dove finisce la libertà individuale? Dove subentra la libertà collettiva? Cosa spinge la legge a voler imbrigliare i superumani? La registrazione puzza di liste di proscrizione, puzza di nazismo. Eppure nulla di tutto questo traspare dal film. Anche i cambi di schieramento (se così possiamo chiamarli) non hanno ragion d’essere. Sono privi di fondamento, privi di sentimento, privi di pathos. Privi di empatia appunto!
Anche la vendetta, motore immobile del 90% delle storie mai raccontate, non ha qui la potenza che potrebbe avere. Black Panther viene introdotto come un bimbo capriccioso e vendicativo privo di qualsiasi fondamento e poi… Black Panther nel Team Iron Man?! Ma che si sono fumati?! La rivelazione del vero fautore della morte dei genitori di Tony Stark non è sconvolgente come potrebbe e dovrebbe essere. E’ buttata lì, sprecata. Un mero pretesto per poter mantenere Captain America e Iron Man su due fronti contrapposti.

Anche il rapporto tra Steve Rogers e Bucky Barnes è semplicemente accennato, buttato lì in ricordo di First Avenger. La sola cosa che salva questa relazione è l’interpretazione di Sebastian Stan (sempre siano ringraziati gli déi antichi e nuovi!). Perché Steve e Bucky condividono più di una semplice amicizia. Condividono una memoria, un vissuto che nessuno riesce a comprendere. Bucky è l’anima di Steve Rogers, il modello a cui aspirare. Bucky è la memoria di un piccoletto di Brooklyn che credeva in qualcosa anche quando non aveva (letteralmente) il fisico per farlo. Bucky non è semplicemente un amico. Bucky è la famiglia di Steve Rogers. Bucky è Captain America!

Certo, si ride in Captain America: Civil War, ma questo riso non si sposa mai a nulla di più di una caratterizzazione macchiettistica di alcuni personaggi (Spider Man e Ant Man su tutti) al limite del fangirlismo estremo… Paul Rudd è fanboy inside anche fuori dal set!
E non è servito riguardare ieri sera X-Men: Days of Future Past per arrivare a queste conclusioni… La visione ha solo accentuato una delusione che speriamo venga redenta da Avengers: Infinity War

Tony, I’m glad you’re back at the compound. I don’t like the idea of you rattling around a mansion by yourself. We all need family. The Avengers are yours, maybe more so than mine. I’ve been on my own since I was 18. I never really fit in anywhere, even in the army. My faith’s in people, I guess. Individuals. And I’m happy to say that, for the most part, they haven’t let me down. Which is why I can’t let them down either. Locks can be replaced, but maybe they shouldn’t. I know I hurt you, Tony. I guess I thought by not telling you about your parents I was sparing you, but I can see now that I was really sparing myself, and I’m sorry. Hopefully one day you can understand. I wish we agreed on the Accords, I really do. I know you’re doing what you believe in, and that’s all any of us can do. That’s all any of us should… So no matter what, I promise you, if you need us – if you need me – I’ll be there.

(Steve Rogers/Captain America)

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12 risposte a “Even if the whole world is telling you to move, it is your duty to plant yourself like a tree, look them in the eye, and say, ‘No, *you* move’… Ovvero… “Captain America: Civil War” e un difetto di empatia…

  1. Peccato perché i Russo ci sanno proprio fare, oltretutto non era facile gestire tutti quei supereroi in un film di due ore e 30, ma loro ce l’hanno fatta!

  2. Il film non ha appassionato neanche me (ma dagli applausi e dal tifo di tutti gli altri spettatori in sala, penso di essere stata in minoranza…): aldilà della gestione dei personaggi e delle motivazioni, ho trovato che fosse tutto un po’ troppo perfetto , già visto. Detto questo, le scene di combattimento sono molto belle. 🙂

    Visto che hai citato X Men, toglimi una curiosità. Hai visto X Men Apocalypse? In caso di risposta negativa, ci terrei a sapere se manterrai o meno l’opinione che hai espresso a inizio post.

    • Il film è ineccepibile come action movie,perfetto,come dici tu,ma manca quel quid che lo fa rimanere nella memoria.
      X-Men: Apocalypse lo vedrò domani sera e sicuramente ne scriverò… 😉

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