Senza un attimo di respiro per sognare,per potere ricordare ciò che abbiamo già vissuto…ovvero…”La pazza gioia” e il nostro essere complicate…

Mi sono sempre chiesta come riescano gli uomini a parlare di noi donne meglio di noi stesse. Penso a Minuetto scritta da Califano, penso a Buffy The Vampire Slayer creata da Joss Whedon e ora penso anche a La pazza gioia di Paolo Virzì, perché era da tempo che non mi capitava di uscire da un cinema e pensare “Ecco, quella sono io tra una quindicina d’anni”… E invece… E invece Beatrice Morandini Valdirana (il personaggio interpretato da una meravigliosa Valeria Bruni Tedeschi) sono io da grande. Mi manca solo l’ombrello parasole di carta, ma mi sto attrezzando, tranquilli! E non posso neanche più odiarla per essere stata la compagnia di Louis Garrel… Quant’è difficile la vita di una dilettante produttrice/critico cinematografico/fangirl al giorno d’oggi!

Perché Beatrice (come Donatella, il personaggio di Micaela Ramazzotti), fa scelte sbagliate, ama le persone sbagliate, gode delle cose semplici come le tovaglie di fiandra e i Martini e vederla muoversi per il mondo è una stretta al cuore, una di quelle che fanno male, quelle che ti fanno venire gli occhi lucidi. Perché le donne di Virzì sono donne sole. Donne che devono salvarsi da sole, contro tutto e contro tutti. Donne che trovano le domande giuste e non le risposte. Perché tutti sono in grado di dare risposte, giudizi, perizie quando non si tratta della propria vita. Ed è solo quando incontri una solitudine che si sposa alla tua che trovi quello che cercavi.

1464255064980.jpg--“Ho sempre confidato nella gentilezza degli sconosciuti”, afferma Blanche in Un tram che si chiama Desiderio. Ed è proprio dalla sconosciuta Beatrice che Donatella ha l’aiuto di cui ha veramente bisogno per fare pace con i propri demoni, con le proprie idiosincrasie, con le proprie paure, con il proprio essere “sbagliata”. Perché c’è chi nasce felice e chi nasce triste. E chi nasce triste va aiutato non colpevolizzato. Chi nasce triste vede il mondo in maniera diversa, attraverso una lente d’ingrandimento deformata e deformante, ma non è una cattiva persona. E’ solo diversa, è solo se stessa. In un’epoca che pone la felicità come obiettivo massimo dell’esistenza umana, la tristezza non è contemplata. Chi è triste è malato, va “curato”… Beh, non è vero. Essere tristi è solo il contraltare dell’essere felici. Felicità e tristezza, yin e yang di una vita complicata che soprattutto nelle donne spesso viene sottovalutata. Perché “essere felici per una vita intera sarebbe quasi insopportabile” (cit.), perché io voglio godermele queste schegge di tristezza che mi cullano il cuore, perché se non so cosa vuol dire essere triste, come farò a rendermi conto di essere felice quando lo sarò? Anche se non è poi così semplice trovarla questa felicità… Servirebbe una mappa, servirebbero delle indicazioni stradali… Ma cercare la felicità è come guidare per Roma seguendo i segnali stradali… Non ti conducono mai dove avresti voluto andare, ma non è detto che non ti conducano dove hai bisogno di andare…

– Dove stiamo andando?
-Stiamo cercando un po’ di felicità!
-Ma sei scema? E dove si trova?

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24 risposte a “Senza un attimo di respiro per sognare,per potere ricordare ciò che abbiamo già vissuto…ovvero…”La pazza gioia” e il nostro essere complicate…

  1. Non sono ancora riuscita a vederlo… Ma ci riuscirò!
    Ti adoro ❤
    … La tristezza è come la nebbia… Qualcosa di bello dopo ci sarà … Ma bisogna passarci in mezzo e avere pazienza

  2. Anche a me è piaciuto tanto e Valeria era stupenda, con i suoi foulard attorcigliati sui capelli lunghi biondi e la birra in mano. Bravissima e affascinante.

  3. La tristezza è il contraltare della felicità. Sono molto d’accordo. Non ci sono emozioni “giuste” e “sbagliate”. Ci sono emozioni, e vanno vissute. E spero anch’io di riuscire a vedere questo film. Mi piacciono molto le tue impressioni 😉
    Un saluto e buona settimana
    Alexandra

  4. Esistono anche donne capaci di descrivere gli uomini in modo assolutamente singolare, vedi M.S.Tognazzi oppure Emily Bronte. 🙂

    Tornando Ontopic, Virzì ha il dono comune a pochissimi registi di mettersi dietro la cinepresa lasciando che la storia viva per conto proprio senza snaturarla con echi grotteschi da intellettuale in cui spesso cascano i cineasti italiani.

    La Pazza Gioia è l’ennesima fucilata in testa, l’ennesimo trip mentale che, uscito dal cinema, ti fa dire “cazzo.” Sin dall’inizio i personaggi di Donatella e Beatrice colpiscono perchè incarnano da sole tutte le sfumature piú estreme dell’animo umano, dall’istinto, al desiderio di rendersi utili, all’opportunismo e via discorrendo, sono complete.

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