[Both Sides Now] Now the man of the hour is taking his final bow as the curtain comes down…Ovvero…Non c’è più il rock di una volta…

Ok, ok, ok, lo so… Sono una brutta persona (lo dico tutti i giorni a Zeus, cosa credete?!). Appaio, scompaio… Però vi seguo nell’ombra e dopo un periodo diciamo non dei migliori (il sopraggiungere del mio compleanno è come avere la sindrome premestruale per un mese intero, sappiatelo!), rieccomi qui, ad allietare le vostre giornate, a rendere il web un posto migliore ovvero a rompere le balle a Zeus che nella sua infinita e divina bontà mi vuole ancora bene (forse…). Ed eccoci qui, tornati entrambi a scrivere di una serie che ci vede su due fronti opposti… O meglio… Ci vede sullo stesso fronte del “No, Maria, io esco”, solo che io sono un po’ più accondiscendente di lui, perché non riesco mai a essere realmente incazzata con qualcuno a cui voglio (o ho voluto) bene… E allora eccoci qui a scrivere di Roadies. La serie non è stata confermata, ma non nutrivo dubbi in merito e così Cameron Crowe non concede bis come Phil…

C’è una parola che può descrivere questa stagione televisiva appena terminate (o almeno la mia stagione televisiva)… Nostalgia… Eccola la parola… Nostalgia. Nostalgia per il passato, nostalgia per chi non c’è più. Nostalgia per qualcosa che non sarà più. Nostalgia per chi non si è più. E non parlo solo di Stranger Things. Ci sono state anche The Get Down e Vinyl. E c’è stata Roadies. Il canto del cigno. Come se Cameron Crowe avesse messo in scena le parole di Lester Bangs in Almost Famous… “Te l’ho detto, tu sei arrivato in un momento molto pericoloso per il rock. La guerra è finita, hanno vinto loro, distruggeranno il rock e soffocheranno tutto quello che amiamo di più.” 
Roadies non è stata un capolavoro. Credo che non avesse bisogno di esserlo. Forse l’anno prossimo non ricorderò neanche di averla vista (difficile, ma mai dire mai…) e sarà andata bene così, perché credo che Roadies sia stato una sorta di addio. Un addio personale di Crowe a un’immagine del rock che non c’è più. Un’immagine del rock alla quale anch’io devo dire addio. The old school is gone… Phil is gone e non poteva essere diversamente. I Pink Floyd, i Lynyrd Skynyrd non ci sono più ed è giunto il momento di fare i conti con questo dato di fatto. Bisogna dire addio prima o poi. Ai sogni, alle illusioni. All’immagine naif peace & love degli anni ’60. E il season finale racconta di questo addio. Di questo amore. Eterno perché finito senza strepitii e clamore. E’ un addio al passato, non alla musica. E’ un addio ai capelli lunghi e alla barba incolta. E’ un addio alle superstizioni e alle parole non dette. E’ un addio a Phil e al suo cappello. E’ un addio a ciò che conoscevamo o almeno credevamo di conoscere. Anche solo per andare avanti e cambiare le cose. O tornare indietro per cambiare le cose. E’ tempo di abbracci e di soprannomi conferiti sul campo. E’ tempo di foto ricordo. Ed è tempo di lacrime, perché io ho pianto in questo finale di Roadies
E tutto ritorna nel finale di Roadies. Ritornano dettagli del pilot. Ritornano le crostate nel finale di Roadies. Ritornano i video e ritorna Kelly Ann. Kelly Ann che finalmente ha trovato il suo posto nel mondo. Kelly Ann che finalmente sa chi è e cosa vuole. Tornano le corse nel finale di Roadies e pugni su una porta che forse non sapremo mai se si aprirà. Ma va bene così. Va bene piangere. Va bene lasciarsi cullare dalla malinconia. Perché la malinconia è blue, la malinconia è il blues. E il blues e il rock appartengono alla stessa anima, alle stesse voglie. Appartengono alla musica. E se non ci fosse stata la musica noi non saremmo qui, no?

“Even your suckiest day out on tour will be a story that you’ll tell later.”

Ps. Che blue sia anche il porno… E’ tutta un’altra storia…

Ed eccovi Zeus che non mi asciuga le lacrime, ma mi da due ceffoni ben assestati per dirmi “Sveglia, Penny! E’ rock’n’roll, giuda ballerino!”

Mi dispiace dirtelo, amica mia, ma questa serie mi ha deluso sotto molti punti di vista. Cameron Crowe, scottato dal suo ultimo film, ritorna sul tema della musica, ma lo fa senza l’innovazione di Singles e senza quella sensazione d’emozione, di guardare dallo spioncino il rock, che aveva Almost Famous. In Roadies mette insieme puntate su puntate fondate sul nulla, in cui cerca solo di dare spazio ad alcuni artisti che gli piacciono ma senza raccontare niente. I personaggi sono abbozzati in maniera povera (non ci si affeziona a nessuno di loro, neanche a Phil – anzi, alcuni personaggi sono solo macchie sullo sfondo) e, per essere dei roadies, non fanno niente per tutto il corso della serie.
I roadies si spaccano la schiena e sono fonte di grandi racconti (e ne ho letti di libri scritti da roadies o interviste lasciate dai roadies/tour manager di grandi gruppi rock/metal) e nessuno, in questo telefilm, racconta niente o è testimone di qualcosa se non le paranoie sentimentali di Kelly Ann o Bill&Shelly.
Menzione speciale va proprio a Kelly Ann, personaggio che mi ha irritato subito. Non chiedermi perché, ma a pelle è uno di quei personaggi che non reggo. Il rock è altro. Non è una ragazzina che va sullo skateboard con il cappello da tacchino. Quello è per strizzarti l’occhio e farti piacere lei. Io ne sono rimasto indifferente.

Il nostro Eddie per farmi perdonare da Zeus...

Il nostro Eddie per farmi perdonare da Zeus…

Sullo sfondo c’è, come hai detto te, la morte del rock soffocato dall’industria… ma è un tema così sfocato che non ti fa sentire partecipe. Non ti crea emozioni fortissime, come la nausea davanti ai raggiri delle case discografiche o dell’industria della musica. Vinyl era altra cosa. Vinyl era marcio dentro e lo si vedeva. Sentivi che stonava, che c’erano imprenditori viscidi e musicisti corrotti. Qua è tutto un sospeso, un discorso interrotto dalle mille seghe mentali di Kelly Ann, Reg o chi per loro.
Concludo mettendo una pietra tombale: non mi puoi fare una serie in cui giochi tutto sull’emozione, sulla nostalgia e giocarti la carta Lynyrd Skynyrd. Questo è sleale.
La differenza fra Roadies e Almost Famous è tutta qua: quando A.F. finiva sentivi di esserti portato via qualcosa, ricordi o emozioni che siano; in Roadies assisti solo ad una slavata commediola romantica adolescenziale.
Volevo di più.
Pretendo di più.

Perché in fin dei conti io resto sempre un po' Shelli...

Perché in fin dei conti io resto sempre un po’ Shelli…

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10 risposte a “[Both Sides Now] Now the man of the hour is taking his final bow as the curtain comes down…Ovvero…Non c’è più il rock di una volta…

  1. Io ringrazio sempre per lo spazio. Rimango sempre basito dal fatto che ci sia gente così matta da voler collaborare con me.
    Detto questo: quando vuoi, sai che BSN è sempre un rifugio in cui io, da Dio buono e ingiusto, mi ci trovo bene.

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