Thru the day and past the night… Ovvero… di “Assassin’s Creed” e occasioni sprecate…

N.d.r: Le coordinate temporali di questo post sono sfasate, perché trascrizione di una recensione amanuense scritta la scorsa notte…

E’ tardi, è l’una, piove che Zeus la mandi, ho sonno e la sveglia suonerà tra 5 ore, ma devo scrivere questa recensione, altrimenti so che non lo farò più, perché quando devi lamentarti di qualcosa (o qualcuno…) che ami, è meglio farlo subito. Anche solo per dimostrarvi che oltre l’ormone c’è di più. Sì, perché il primo, l’unico, l’imprescindibile pensiero alla fine della visione di Assassin’s Creed è stato “Michè, ma che cazzo te sei fumato per accettare non solo di interpretare ma anche di produrre sto film?!” Non che le aspettative sul film fossero da hype stracciamutande, intendiamoci! Mai giocato a qualsivoglia videogame. Amici/compagni/amanti/soci e altri appartenenti al genere maschile di mia conoscenza al massimo giocavano a PES e anche in una versione risalente alla guerra del ’15-’18. L’unico motivo per vederlo è sempre stato lui, il Michelino nazionale. E sappiamo anche che la sottoscritta non disdegna i film ignoranti. Quindi casta, pura e illibata come una Vergine della rocce del XXI secolo, ho sfidato il secondo diluvio universale (rigorosamente senza l’ombrello) e sono andata al cinema da sola, ma nulla avrebbe potuto prepararmi a cotanto scempio! E pensare che il Macbeth della premiata ditta Kurzel-Fassy m’era garbato parecchio! 

Fassy, una discreta regia e una buona fotografia nulla possono per una storia sfilacciata al limite dell’inconcludente, priva di qualsiasi elemento empatico, priva di quella introspezione narrativa che dona senso al cinema come forma d’arte. Assassin’s Creed non coinvolge, non emoziona. Non resta sulla retina. Assassin’s Creed passa, scorre senza lasciare traccia. Se poi ci aggiungete la presenza della Cotillard imbolsita e scialba più del solito e doppiata da una tizia che sembra una bambina saccente in età prescolare (ovvero il Male incarnato), allora avrete il quadro completo di questa disfatta di Caporetto. Se avessi voluto vedere del parkour, avrei rivisto Banlieue 13. Se avessi voluto vedere i quadratini del Fassy, avrei rivisto 300. Se avessi voluto discernere in maniera ignorante dell’eterna lotta tra dovere e libero arbitrio, avrei rivisto Mad Max: Fury Road… E solo per citarvi dei film ignoranti che ignoranti non sono! Perché in fin dei conti le basi per un ottimo film c’erano tutte, a partire dal plot, da quella millenaria lotta tra Templari e Assassini, tra la soppressione degli istinti umani e il libero arbitrio, tra il destino (“Il tuo sangue non ti appartiene, Cal”) e la scelta (“Niente è reale, tutto è lecito”). La mutevolezza e la “liquidità” dei concetti di luce e ombra, di bene e male (“Agiamo nell’ombra per servire la luce. Siamo assassini”) e invece… Neanche il Salto della Fede ci ha salvati… Tu quoque, Fassy, filii mii!

Moussa: What now, pioneer?
Cal Lynch: We fight

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7 risposte a “Thru the day and past the night… Ovvero… di “Assassin’s Creed” e occasioni sprecate…

  1. Non sono d’accordo ma rispetto l’opinione … Io l’ho trovato psicologicamente avvincente … E non per l’ormone … Adoro il Fassy ma quando ho visto La luce sugli oceani a Venezia l’ho trovato noioso da morire. Sono pienamente d’accordo sullo scandaloso doppiaggio della Cotillard … Sembrava una demente.

  2. Io faccio proprio fatica a parlare di questo film.
    Perché voglio disperatamente vivere in un mondo in cui Assassin’s Creed è un film fighissimo, e in cui la sua trama è all’altezza dell’ottimo lavoro di ricostruzione visiva.
    Voglio continuare a far finta che mi sia piaciuto e che sia effettivamente un bel film.
    E voglio evitare di pensare che invece di stravolgere l’animus avrebbero potuto spendere quelle energie a scrivere tre righe in più di copione.
    E non voglio chiedermi il perché dell’esigenza di sovrapporre costantemente le due dimensioni quando bastava una semplice alternanza.
    Ecco.
    Un po’ di sana negazione. 🙂

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