I can live without heart, without love but I do need a name… Ovvero… The Bastard Executioner e i casi della vita…

*La seguente recensione è stata scritta a mano e poi ricopiata su Charlie (sì, il nostro computer si chiama Charlie, problemi?!), quindi le coordinate temporali sono un po’ alla cazzo di cane sballate… La prova è nella foto seguente…

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Vorremmo farvi vedere in che condizioni stiamo scrivendo, ma abbiamo entrambe le mani occupate, quindi… Sappiate che questa è una grande prova d’affetto! Avremmo mai potuto lasciarvi ancora all’oscuro di The Bastard Executioner? Certo che no! Quindi ci siamo creati una playlist che facesse il paio con i quattro giorni appena trascorsi (la spacciamo su richiesta, se siete curiosi…) ed eccoci qui, tra una frenata e una curva a gomito, a parlarvi della nuova opera di Kurt Sutter. Lo zio Kurt è tornato e ci ha inaspettatamente colpiti per la complessità della sua nuova creatura (e siamo solo al pilot…). basterd-executioner-logo-copy

Dimenticate a malincuore Sons of Anarchy e The Shield, perché qui siamo su un altro piano. Siamo quasi alla sublimazione del concetto di destino sempre presente nelle opere di Sutter. E’ come se Jax Teller con la sua ultima corsa avesse passato il testimone a Wilkin Brattle, il protagonista di TBX.

Dimenticate Charming e l’ambientazione californiana. Qui siamo in un mondo buio
e arcaico, siamo in quel Medioevo buio e ancestrale che solo il Galles del XIV secolo poteva rendere. Ed è solo in questo mondo “antico” che Sutter avrebbe potuto narrare le vicende di un “boia per caso” in cerca di vendetta. Solo in questo mondo l’elemento soprannaturale aEH_styleframe_04_800vrebbe potuto guidare le gesta di Brattle. Sì, perché in The Bastard Executioner religione, credenze popolari, destino, magia si mescolano in una coerenza narrativa che molto potrebbe contribuire al successo (speriamo…) della serie. La vagabonda che ha accompagnato Jax nel suo viaggio per sette stagioni sembra sublimarsi in due figure centrali della narrazione: l’angelo biondo che appare in sogno a Wilkin e Annora, la strega guaritrice interpretata da Katey Sagal. Ed è fondamentale sottolineare come le sue prime parole siano state “It’s time“… E’ ora. E’ lei a dare inizio alla vicenda, come un narratore onnisciente. Come il destino.

Dimenticate Amleto, ma tenetevi stretto Shakespeare, perché Sutter attinge a piene mani ai temi del Bardo e li fa propri. La lotta per il potere, la vendetta, l’amore come forza motrice del mondo. Il camuffamento come stratagemma conoscitivo e salvifico. Lo smarrimento esistenziale. Il dubbio ideologico. Il destino beffardo. Tutto si mescola in The Bastard Executioner. Come nella vita e come afferma Macbeth “la vita è solo un’ombra che cammina, un povero commediante che si pavoneggia e si dimena per un’ora sulla scena e poi cade nell’oblio: la storia raccontata da un idiota, piena di rumore e di foga, che non significa nulla.” E cosa può dare senso alla vita se non la narrazione?

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Born with a heart
That could ache more than beat
The mind of a killer
The soul of the meek
Flock with no shepherd
Is a vulnerable game
I can live without heart, without love
But I do need a name
Father, do you burn if your hand is in fire?
Does your head spin with rage when fooled by the liars?
King of the kings do you feel any pain? Do you feel any pain?
Do you feel any pain?

Ed Sheeran, King of the kings

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8 risposte a “I can live without heart, without love but I do need a name… Ovvero… The Bastard Executioner e i casi della vita…

  1. Quante ne sapete voi di Cineclan. Quante ne sapete.
    Ho già detto… ho apprezzato. Ho visto dolore e redenzione (incompiuta e perciò rabbiosa). Ho visto la tragicità dell’amore e la perfezione della vendetta. Ho visto sangue e morte.
    Ho visto una serie che si prospetta intensa.
    Così ho visto.

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